Ibernazione, la Nasa studia il “sonno profondo” da 14 giorni

Riprodurre un "letargo" nel corpo umano sarebbe vantaggioso nei viaggi spaziali

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Redazione
Piero Mangoni - Direttore responsabile - Via Gramigna 3, 44122 – Ferrara – tel. 393 22 80 455

L’ibernazione umana potrebbe diventare realtà, utilizzabile nei viaggi spaziali di lunga durata, come quelli verso Marte. La soluzione risolverebbe diversi problemi legati ai viaggi con equipaggio, come la produzione di rifiuti, l’alimentazione e la non creazione di conflitti tra persone in uno spazio ristretto.

La Nasa ha finanziato l’azienda SpaceWorks di Atlanta proprio per valutare una possibilità di ibernazione negli esseri umani per i lunghi viaggi spaziali. Come ha spiegato il presidente di SpaceWorks, John Bradford, l’uomo può essere messo in uno stato di ibernazione di due settimane, portando la temperatura corporea da 37 gradi a 5 gradi centigradi. Questo comporterebbe un rallentamento del metabolismo del 70%.

Questo “letargo” degli astronauti dovrebbe essere intervallato da due giorni di stato di coscienza, per poi poter riprendere un altro segmento di ibernazione, per portare a termine il viaggio spaziale. Inoltre mettere gli astronauti nelle capsule li salverebbe dalle radiazioni dei viaggi spaziali.

La teoria del letargo è confermata da Debora Angeloni, insegnante di biologia molecolare alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: “L’ibernazione è una cosa che esiste in natura, gli animali vanno in letargo d’inverno. Nell’uomo si cercherà di ottenere un sonno profondo, una soluzione molto pratica, nonostante il corpo umano sia ancora di “intralcio” e gli studi sono appena iniziati”.

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