Riforma Pensioni, i sindacati: rendere strutturale l’Ape sociale dal 2020

L'Ape sociale era stata prorogata nel 2019 ma è da rinnovare nel 2020

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Durante la relazione annuale dell’Inps, presieduta da Pasquale Tridico, c’è stato spazio anche per le sigle sindacali, che hanno potuto avanzare le loro ultime proposte in merito di pensioni. Il segretario confederale della Uil, Proietti, il segretario della Cgil Landini e l’esponente del PD Damiano, hanno detto la loro idea sul sistema pensionistico e su una possibile riforma delle pensioni da attuare nel 2020.

Al centro delle richieste una distribuzione del reddito più equa, problema che si evidenzia anche nelle pensioni, con l’ultima stima dell’Inps che ha mostrato come oltre 5 milioni di pensionati prendono meno di mille euro al mese. Inoltre si è chiesta una revisione della legge Fornero, ma senza creare costi non sostenibili sulla spesa pensionistica, come aveva chiesto anche l’Europa durante l’Ecofin, criticando duramente Quota 100.

Per l’onorevole Cesare Damiano, del Partito Democratico, bisognerebbe puntare sulla riforma fatta dal suo governo nel 2017, l’Ape sociale, rendendola strutturale. “La buona notizia è che, come riferito dall’Inps, i conti per il sistema pensionistico sono in ordine. Il sistema pensionistico è solido”, ha riferito Damiano.

Critiche verso Quota 100, che non ha ottenuto le richieste stimate, fermandosi a 150mila domande, con una proiezione di 200mila entro la fine dell’anno: un terzo in meno delle stime che parlavano di 3-400mila richiesta annuali.

Rendere strutturale l’Ape sociale dal 2020

L’ultima proposta per la riforma delle pensioni è sull’Ape sociale, la misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2017 e modificata nel 2018, che consentiva ad alcune categorie di persone di andare in pensione con 30-36 anni di contributi, a seconda dei casi. Era destinata a persone nate tra il 1951 e 1953, che potevano accedere al sistema pensionistico con 3 anni e sette mesi in anticipo rispetto alla Fornero (a 63 anni).

Questa riforma pensioni era destinata a particolari categorie considerate deboli, come disoccupati, persone in cassa integrazione, donne e per i lavori più gravosi. Aveva ricevuto critiche proprio per il ridotto bacino di persone a cui si rivolgeva.

Cesare Damiano ha chiesto che questa misura venga resa strutturale dal 2020, con la Legge di Bilancio 2020, visto che per il 2019 è stata solo prorogata e quindi a rischio per l’anno prossimo. “Quota 100 dura tre anni, dopo i quali tutto tornerà come prima. Non è stata superata la Fornero, più che una ‘quota’ è una ‘finestra’ per poche persone di accedere al prepensionamento”, ha dichiarato l’esponente PD.