Tria: nel 2019 crescita del Pil a 0,2%. Svaniti i dubbi sull’Italia

L'economia italiana è in miglioramento nel 2019, grazie anche alla discesa dello spread

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Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è intervenuto all’assemblea dell’Associazione bancaria italiana, parlando dei conti pubblici e di come sono migliorati quelli dell’Italia rispetto allo scorso anno.

“Il trend dell’economia italiana nel 2019 è soddisfacente perché ha dato segni di stabilizzazione e per noi la stima del Def 2019 risulta ancora verosimile, con 0,2% di crescita reale e con un Pil nominale all’1,2%. Rimangono dei rischi, in calo, connessi agli andamenti dei partner europei, che potrebbero influire nel 2020″, ha dichiarato il ministro Tria.

Il punto di svolta è stato l’assestamento di bilancio, approvato con una correzione di 8 miliardi che ha contribuito ad evitare la procedura di infrazione e dare respiro ai mercati, con lo spread che oggi ha toccato i minimi da maggio 2018.

“Un anno fa ero impegnato a descrivere uno scenario diverso da quello attuale. Sono sfumati tutti i dubbi riguardo la coerenza delle azioni di questo governo in rispetto delle regole europee”, ha spiegato Tria, ponendo l’accento anche sul ruolo dell’Italia, più centrale in Europa e meno marginale. Soddisfatto anche dell’accordo con la Commissione europea, che ha consentito di “rafforzare la credibilità nazionale senza intaccare la spesa programmatica del 2019”.

Inoltre è ricominciata l’emissione dei BTP a 50 anni, segno del momento positivo che sta vivendo il paese sui mercati, tornato ai livelli dei precedenti governo, quando lo spread era su una media di circa 150 punti base, anche se a livello europeo la situazione era più instabile rispetto ad oggi. Difatti i partner europei, come Spagna (74 punti base) e Grecia (250 punti base), anche loro stanno usufruendo di un buon trend economico.

“Sulla riforma fiscale necessaria oculata manovra di bilancio”

Il ministro Tria ha parlato anche del futuro dei prossimi mesi, con un programma di taglio dell’Irpef, voluto dalla Lega, che sarà nella manovra di bilancio 2020, ma in “maniera oculata”. Non si tratterà di una vera e propria flat tax, ma una rimodulazione delle soglie di aliquote attuali, con la proposta leghista che prevede tasse al 15% per i redditi fino a 50mila euro. C’è da dire che il ministro Tria non aveva mai chiuso la porta ad una riforma fiscale, come aveva dichiarato nelle scorse settimane, prima dell’approvazione dell’assestamento di bilancio.