Clausole Iva, da Berlusconi a Conte: ecco chi le ha aumentate di più

La storia delle clausole di salvaguardia Iva, inserite per la prima volta nel 2011

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In questi giorni sono entrate al centro delle cronache le clausole Iva, previste per il 2020 e che sono da sterilizzare nella prossima manovra di bilancio. A lanciare la questione è stato l’ex premier Renzi, che ha proposto un Governo Istituzionale con l’obiettivo proprio di evitare l’aumento delle imposte indirette, previsto in maniera corposa dal 1 gennaio 2020.

Negli anni ogni governo si è dovuto fronteggiare con le clausole di salvaguardia, inserite per la prima volta da Berlusconi ed il suo esecutivo nel 2011, nel cosiddetto “decreto di Ferragosto”, che aprì la strada a questa modalità di “posticipare” il pagamento e mettere a garanzia dei bilanci gli aumenti Iva.

L’aumento previsto per il 1 gennaio 2020 è doppio: l’aliquota ordinaria passa dal 22% al 25,2%, mentre quella ridotta dal 10% al 13%. La stima del costo per famiglia medio è di circa 550 euro. Queste stime di gettito (circa 23 miliardi per il 2020 e 28,8 miliardi nel 2021) non sono comunque garantite, come accadde nel 2011, quando a fronte di un aumento Iva si ebbe una riduzione del gettito. Sono stime che considerano invariati i consumi, anche se l’effetto negativo che potrebbe portare è notevole, anche per quanto riguarda l’evasione fiscale.

Il Governo Berlusconi iniziò ad inserirle

Otto anni fa il governo presieduto da Berlusconi, di cui la Lega faceva ancora parte, varò la manovra correttiva di luglio ed il “decreto di Ferragosto” (Dl 138), per fronteggiare l’impennata dello spread che stava avvenendo.

L’obiettivo di Berlusconi era recuperare 4 miliardi nel 2012 e 20 miliardi nel 2013. Il primo aumento arriva, come previsto, il 17 settembre 2011: l’Iva passa dal 20% al 21%.

L’arrivo di Monti ed il nuovo “rinvio” dell’aumento

Dopo la caduta di Berlusconi e l’insediamento di Monti nel novembre 2011, nella manovra di Bilancio il governo riesce a ridurre le clausole Iva, ma non a toglierle del tutto. Dopo i decreti “Salva Italia” (Dl 201/2011) e “Spending review-bis” (Dl 95/2012), con la legge di Bilancio 2013 il governo dispone l’aumento dell’Iva per il 1° luglio 2013, con il passaggio dal 21% al 22%, qualora non arrivassero 6,5 miliardi da misure di spending review.

Il governo Letta applica e ne aggiunge nuove

Il neo Governo Letta, insediato dopo le elezioni e le trattative con Berlusconi, posticipa l’aumento dell’Iva, che però diventà realtà il 1° ottobre 2013. A causa dell’uscita di Berlusconi dall’esecutivo, Letta si ritrova a fare la legge di Bilancio 2014, dove vengono inserite nuove clausole Iva per 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 miliardi nel 2017.

Renzi sterilizza e aggiunge

Il Governo Renzi, che entra poco dopo l’approvazione della manovra di Bilancio 2014, si ritrova a dover gestire e sterilizzare le clausole per il 2015 e 2016. Grazie alla flessibilità europea ed alla crescita, vengono sterilizzate e ridotte le clausole 2015 e 2016, ma se ne aggiungono delle nuove con la legge di Bilancio 2015, per arrivare a 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 miliardi nel 2017 e 22 miliardi nel 2018. La speranza era quella di riuscire a bilanciarle con la crescita, cosa che avviene con il governo Gentiloni.

Il governo Gentiloni sterilizza e riduce

Il più del lavoro viene gestito da Gentiloni, in carica dal 2017, che grazie alla crescita degli ultimi due anni può iniziare a “sforbiciare” le clausole Iva. L’ultima manovra di Renzi ha sterilizzato i 15,3 miliardi per il 2017, utilizzando deficit e crescita per bilanciare, con Gentiloni però che si ritrova 19,5 miliardi per il 2018.

Con un decreto a primavera (Dl 50/2017) viene ridotto di 3,8 miliardi il peso della clausola dell’anno dopo, mentre per i 15,7 miliardi rimanenti viene utilizzato lo strumento del deficit, grazie anche alla crescita dell’anno, che ha aumentato le risorse disponibili. Gentiloni riduce anche la clausola Iva per il 2019, portandola a 12,4 miliardi.

Conte e l’inserimento di Reddito e Quota 100

Il governo Conte si ritrova a gestire 12,4 miliardi di clausole Iva, da trovare nel 2019, e 19,1 miliardi da trovare nel 2020, per i quali utilizza il deficit, ma aggiungendo 10 miliardi per finanziare le due misure simbolo di Lega e M5S: il Reddito di cittadinanza e Quota 100. Le clausole per il 2020 diventano dunque di 23,1 miliardi e quelle per il 2021 di 28,8 miliardi.