Riforma pensioni 2020, Quota 100 costa 45 miliardi al 2028: troppo elevato

Il costo di 45 miliardi di euro fino al 2028 spaventa i mercati ed il prossimo governo potrebbe essere costretto a tagliare una parte consistente di Quota 100.

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Quest’anno il governo giallo-verde ha effettuato un taglio sulle pensioni Quota 100 a luglio, “sforbiciando” un miliardo di euro dai 3,7 previsti, a causa delle richieste inferiori alle attese. Ma il costo sui dieci anni è forse troppo alto da sostenere per il Paese, per questo il rischio che Quota 100 venga cancellata dal prossimo governo PD-M5S è concreto.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha tagliato i fondi a luglio per Quota 100, a fronte di 150mila domande, con una proiezione di 200mila a fine anno, contrariamente a quanto stimava il governo, circa 300mila.

Non solo c’è il rischio che il prossimo anno alcuni potrebbero rimanere fuori, proprio in virtù del taglio sulle nuove stime, che potrebbero però cambiare nel 2020, se tutta la platea facesse domanda ci sarebbero 100mila domande che potrebbero non venire accolte. Il rischio maggiore è la chiusura della sperimentazione di Quota 100, a causa del costo elevato sui dieci anni: 45 miliardi di euro di costo fino al 2028. Troppi forse, come ha più volte sottolineato la prof. Fornero, che ha speso spesso parole critiche su Quota 100, sostenendo che la pensione anticipata doveva avvenire in altre maniere.

Secondo le ultimissime notizie su Quota 100, il governo PD-M5S potrebbe mantenere la misura pensionistica solo per i lavoratori disagiati, a dichiararlo era stato il responsabile economico del PD, Tommaso Nannicini, parlando di possibili correzioni di Quota 100.

I numeri di Quota 100

Molte le misure che sono collegate a Quota 100, che vanno a pesare sul bilancio dello Stato per circa 45 miliardi in dieci anni.

Spese

  • 2,7 miliardi – Il costo per il 2019 dovrebbe aggirarsi sui 2,7 miliardi, con il 29% in meno di domande ricevute rispetto alle stime iniziali.
  • 18 miliardi – Questo forse è l’extra-costo che ha un maggiore impatto sulle finanze pubbliche. È dovuto all’adeguamento delle speranze di vita, che è stato sospeso dal governo fino al 2026. Secondo le previsioni ci sarà uno sconto di 11 mesi sull’adeguamento della vita, il che comporterà un innalzamento dei costi pensionistici pari a 18 miliardi di euro fino al 2028, con molti più persone che potranno accedere in anticipo alla pensione.
  • 1,3 miliardi – Il costo di Opzione Donna per il 2019, dopo che è stata prorogata a fine 2018. Ancora non è chiaro se verrà prorogata per il 2020, con molte notizie che sono uscite in merito prima della crisi di governo, ma con il governo PD-M5S che dovrà decidere se prorogare o meno.
  • 632 milioni – Questo il costo complessivo di Ape sociale, volontario e aziendale. Il meccanismo prevedeva una partecipazione attiva del cittadino che voleva accedere alla pensione in maniera anticipata, con un contributo dello Stato in maniera ridotto.

Risparmi

  • 17 miliardi – Questo il maggiore risparmio, dovuto alla perequazione, introdotto fino al 2021, con un nuovo meccanismo di adeguamento delle pensioni sull’inflazione, che dovrebbe garantire un risparmio notevole fino al 2028 (effetto trascinamento).
  • 755 milioni – Con il Contributo di Solidarietà verrà applicata una tassa dal 2019 al 2023 per le pensioni che superano i 100mila euro, le cosiddette “pensioni d’oro”, con una riduzione dell’assegno che varia dal 15% al 40%.
  • 128 milioni – Riscatto buchi contributivi, un impatto non esaltante per una misura introdotta nell’ultima legge di bilancio.