Pensioni Quota 100, cosa succede con la caduta del governo?

Quota 100 sarebbe a rischio con il governo PD-M5S, molto elevati i costi

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L’apertura della crisi di governo porta anche delle incognite per quanto riguarda le due misure simbolo varate dal Governo Conte: Quota 100 ed il Reddito di cittadinanza. Se su quest’ultima c’è il veto del M5S, che ha fatto per anni campagna elettorale sulla riforma e non vuole vederla tagliata dopo un solo anno.

Situazione diversa per Quota 100, una riforma pensionistica voluta dalla Lega di Matteo Salvini, che in campagna elettorale aveva promesso di “superare la Fornero”. I costi di Quota 100 sono elevati, un possibile governo PD-M5S potrebbe mettere in discussione la misura. Il responsabile economico del PD, Tommaso Nannicini, nei giorni scorsi aveva lanciato la proposta di lasciare Quota 100 solo per le persone che svolgono lavori usuranti e disagiati, questo permetterebbe un notevole risparmio per lo Stato a partire dal 2020. Questa voce non è stata però confermata dai diretti interessati, che in queste ore sono alle prese con il nome di Conte per il ruolo del premier.

Salvini ha continuato a fare campagna elettorale fino a poche settimane fa, proponendo Quota 41 per tutti come “passaggio successivo” a Quota 100, non suffragato però nemmeno dai suoi collaboratori, con Durigon, sottosegretario al lavoro, che in un’intervista aveva parlato di Quota 42 come “misura intermedia”, la quale aveva comunque costi alti.

Quota 100: vantaggi e svantaggi

C’è da considerare che non tutti i cittadini in possesso dei requisiti pensionistici per Quota 100, cioè 38 anni di contributi e 62 anni di età, non hanno fatto domanda quest’anno. Il Governo Conte ha stimato una “perdita” di 100mila domande, considerando che finora ne sono arrivate 150mila e che a fine anno saranno circa 200mila, contro le 300mila previste a fine 2018.

In questo articolo avevamo messo a confronto i vantaggi e gli svantaggi legati a Quota 100, per cercare di capire come mai 100mila persone che avevano diritto ad andare in pensione, hanno scelto di proseguire la loro attività lavorativa. Se il governo PD-M5S registrasse un flop diffuso della misura, che comunque costa molto a livello statale, potrebbe decidere di tagliarla o rimodularla.

Il rischio di perdere consensi per PD e M5S

Dall’altro lato c’è il rischio per PD e M5S di perdere consensi tagliando Quota 100, che comunque ha un buon indice di gradimento nel paese, anche per le prospettive future, con le persone over50 che ora vedono più vicina la pensione, rispetto all’età della Fornero. È stata la stessa professoressa Fornero ad intervenire a favore della sua riforma, sostenendo che “a regime” con il sistema contributivo sarà il cittadino a scegliere quando andare in pensione, a fronte di un assegno inferiore per chi andrà in anticipo.

In questo scenario Quota 100 potrebbe rimanere, magari mantenendo il taglio effettuato di Tria a luglio, con una platea ridotta di 100mila cittadini, anche se così facendo si rischia che il prossimo anno qualcuno potrebbe rimanere fuori, qualora ci fosse una richiesta maggiore rispetto al 2019. In alternativa è possibile inserire una penalizzazione a livello di assegno alla riforma già votata, per disincentivare i cittadini che possono rimanere nella loro attività lavorativa.

Futuro incerto per Opzione Donna

Altro discorso per Opzione Donna, la misura pensionistica che permette alle donne con 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 anni per le autonome) di andare in pensione, con un assegno molto ridotto. La misura deve essere prorogata per il 2020, essendo in scadenza al 31 dicembre 2019. Ha un costo non elevato ma comunque da considerare, intorno al miliardo di euro, da trovare nella prossima manovra di bilancio.