Di Matteo: “Nel Csm si fa carriera con metodi mafiosi”

Nino Di Matteo ha spiegato cosa cambiare nel Csm per riformarlo dopo gli scandali

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

Duro attacco del Pm Nino Di Matteo, che ha partecipato alle indagini sulla trattativa Stato-mafia, verso le modalità di elezione del Csm, una discussione che negli ultimi mesi è tornata di attualità dopo gli scandali di corruzione con l’inchiesta su Palamara.

Il noto Pm fa notare come nel Csm si faccia carriera per “appartenenza a correnti o cordate”, sottilineando la vicinanza con il metodo mafioso. Durante la sua critica Di Matteo lascia spazio ad una sua candidatura per le prossime elezioni di due togati al Csm ad ottobre.

“Abbiamo l’opportunità di invertire la rotta, dobbiamo avere il coraggio di dire che quanto emerso dall’inchiesta di Perugia non ci stupisce. Non c’è spazio per lo stupore, siamo tutti consapevoli della situazione, con persone che hanno dato il proprio voto aspettandosi poi qualcosa in cambio”, questa la posizione di Nino Di Matteo, che si esprime duramente sul meccanismo di elezione del Csm.

La riforma della Giustizia

Di riformare il sistema giuridico se ne era già parlato negli scorsi mesi, con il testo a firma Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, che voleva affrontare un cambiamento nell’elezione dei togati nel Csm. Una prima idea è stata quella del sorteggio dei membri, ma il PD ha chiesto un testo più corposo da poter giudicare.

Sulla possibile riforma della Giustizia è intervenuto anche Di Matteo nel suo discorso: “Non serve una riforma punitiva, bisogna ridare autorevolezza al Csm, senza avere legami politici o con persone più in grado di altre di tessere legami relazionali”. Di Matteo ha poi bocciato la proposta di elezione con sorteggio del Csm: “È una proposta incostituzionale ed è devastante che i magistrati non possano avere il potere di eleggere i propri rappresentanti”.

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