Arabia Saudita, i ribelli del Yemen: “Potremmo attaccare di nuovo”

I ribelli yemeniti hanno minacciato nuovi attacchi agli stabilimenti di Saudi Aramco

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Arrivano nuove minacce all’Arabia Saudita, dopo gli attacchi con i droni nei giorni scorsi, che hanno causato problemi nella produzione di greggio, oggi ripresa per il 30%, non senza problemi. I ribelli Houthi yemeniti aveva rivendicato l’attacco effettuato negli impianti di Abqaiq e Khurais, nella zona est dell’Arabia Saudita, con Riad che ha dovuto sospendere la produzione di 5,7 milioni di barili al giorno, che corrisponde al fabbisogno del 5% del petrolio mondiale.

Ora su Twitter i ribelli yemeniti hanno confermato che l’attacco è ripetibile: “Aramco, la compagnia petrolifera con i più grandi impianti della regione, è ancora un obiettivo ed una nostra offensiva potrebbe arrivare in qualsiasi momento”, queste le parole riportate dal portavoce dei ribelli.

Le conseguenze dell’offensiva e dei danni creati sono state ben visibili sui mercati, con gli aumenti di prezzo di oggi ed il calo delle Borse, questo è chiaro a chi gestisce gli impianti ed anche agli Stati Uniti, che inizialmente avevano dato la colpa all’Iran, cosa che al momento sembra da escludere, viste le due rivendicazioni e minacce da parte degli yemeniti.

Cosa succede in Yemen

Uno dei problemi che hanno portato all’attacco in Arabia Saudita riguarda la situazione in Yemen, con il portavoce dei ribelli, Yahya Sarea, che ha invitato il personale straniero ad allontanarsi dagli impianti della Aramco. Le richieste sono chiare: fermare gli attacchi allo Yemen.

In Yemen c’è una guerra che ha causato una crisi umanitaria, con molti civili uccisi ogni giorno, anche con la partecipazione militare a guida Riad. Per questo oggi i ribelli yemeniti puntano ad indebolire l’Arabia Saudita colpendo le sue fonti di ricchezza. Dall’Iran è arrivata la disponibilità al lavoro coordinato con l’Onu per portare a conclusione la guerra in Yemen.

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