Arrestati 12 capi ultrà della Juventus: ricattavano la società per avere vantaggi

Sono stati arrestati 21 capi ultras della Juventus, con accuse di estorsione aggravata, associazione a delinquere e violenza privata

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La Digos di Torino ha arrestato 12 capi ultrà della Juventus per violenze ed estorsioni, i quali fanno parte dei maggiori gruppi della curva bianconera. Le indagini sono state portate avanti negli ultimi mesi, con perquisizioni in tutta Italia ed oltre 40 persone iscritte sul registro degli indagati.

Nello specifico, si tratta dei capi ultrà dei gruppi “Drughi”, “Tradizione”, “Viking” e “Nucleo 1985”, con l’accusa che parla di un “accordo militare” per avere il controllo della curva bianconera. Secondo i Pm che hanno portato avanti le indagini, era presente un’associazione a delinquere per ricattare alcuni esponenti della Juventus e ricevere biglietti gratis per entrare all’Allianz Stadium. C’era un meccanismo oliato di bagarinaggio, secondo le accuse.

Uno degli arrestati è Dino Mocciola, il capo ultrà dei “Drughi” e già con precedenti penali per aver ucciso un carabiniere durante una rapina. La sua figura è considerata vicino la ‘ndrangheta. In generale le accuse sono di estorsione aggravata, associazione a delinquere, autoriciclaggio e violenza privata.

Oggi sono partite altre perquisizioni in tutta Italia, per cercare di ampliare la rete collegata ai capi ultrà. L’indagine è partita quando la società bianconera ha denunciato il ricatto a cui era sottoposta, alla fine della stagione 2017/2018, dopo aver interrotto alcuni privilegi. I capi ultras sono stati seguiti per mesi dagli uomini della Digos, per evidenziare le loro attività di estorsione e documentarne le modalità.

“Se non ci date lo stadio vi facciamo squalificare lo stadio con cori razzisti”, questa una delle minacce dei capi ultras, che è andato avanti per tutta la scorsa stagione. Inoltre molte ricevitorie erano collegati al gruppo “Drughi”, ai quali venivano forniti centinaia di biglietti da rivendere tramite bagarinaggio.