Caso Cucchi, il Pm: “Fu un processo kafkiano, ci furono depistaggi”

Iniziata la requisitoria del Pm nel nuovo processo per l'omicidio di Stefano Cucchi

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

Oggi si terrà la requisitoria dei PM nei confronti dei 5 carabinieri che sono stati accusati di depistaggio per l’omicidio di Stefano Cucchi, morto in custodia dell’Arma dei Carabinieri. In totale erano otto i militari rinviati a giudizio nei mesi scorsi. Ora è lo stesso Pm, Giovanni Musarò, che indica come il primo processo fu pieno di depistaggi, che portarono all’assoluzione dei tre militari coinvolti: “Il primo processo è stato kafkiano, con gli imputati di oggi che testimoniarono in Aula, con fratture che non erano state viste e con la storia dei cateteri molto debole”. Queste le parole dette in Aula dal Pm, per introdurre le accuse ai cinque militari dell’Arma dei Carabinieri.

Depistaggio, esclusa la “sciatteria”

Il Pm fa notare come non fu la disattenzione o sciatteria che provocò il depistaggio del primo processo, ma ci fu un’azione precisa di alcuni agenti, per cercare di mischiare le carte. Il depistaggio iniziò la sera stessa dell’arresto di Stefano Cucchi, nella notte tra il 15 e 16 ottobre 2009.

Cucchi è sempre stato accusato di poca collaborazione durante le fasi del fotosegnalamento, che portarono poi al pestaggio che gli causò la morte alcuni giorni dopo: “Non possiamo ignorare quello che successe quella notte, con molti vertici che erano a conoscenza”, ha spiegato il magistrato.

Dopo le iniziali assoluzioni, solo negli ultimi mesi si era fatta chiarezza sulla vicenda, con le confessioni di alcuni agenti, che contraddissero le versioni del primo processo, facendo emergere nuove verità, che portano al nuovo processo che inizia oggi.

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