Torture nel carcere di San Gimignano: quattro agenti sospesi

Un cittadino tunisino è stato pestato da tre agenti, aiutati da dei colleghi

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

Sarebbero state riscontrate delle torture nel carcere di San Gimignano, nei confronti di un cittadino tunisino. Indagate 15 guardie carcerarie, mentre quattro agenti sono stati già sospesi ed accusati di tortura ai detenuti. Le altre guardie carcerarie hanno ricevuto un avviso di garanzia e ne seguiranno “doverose valutazioni disciplinare”. Questo quanto emesso dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) che si è occupato del caso dopo essere stato informato dalla Procura di Siena, con le indagini iniziate da un pestaggio di una persone di origini tunisine.

La denuncia è stata fatta dai detenuti

Sono stati gli stessi detenuti a denunciare le violenze delle guardie carcerarie, avvenute all’interno del carcere. Le accuse della Procura di Siena sono di lesioni aggravate, falso ideologico e tortura. Il reato di tortura è stato introdotto nel 2017 e non era mai stato applicato a pubblici ufficiali.

“Il ragazzo urlava dal dolore – racconta un detenuto del carcere – una guardia gli ha messo il ginocchio in gola e lo hanno svestito per poi picchiarlo. Lo hanno poi trascinato nella sua cella e lo hanno lasciato lì”, questo il racconto che è stato messo a verbale dalla Procura della Repubblica.

La vittima è un ragazzo tunisino di 31 anni

Il ragazzo che è stato pestato è di origini tunisine, 31 anni, stava scontando un anno di reclusione e dall’11 ottobre era in isolamento. Secondo quanto riferito un pomeriggio si presentano 15 guardie carcerarie e lo vanno a prendere, per spostarlo di cella. Il ragazzo si presenta con un asciugamano, pensando di dover andare a fare la doccia. A documentarlo le telecamere interne del carcere, che sono state oscurate con i corpi degli agenti. Lo ha spiegato un detenuto ad un’operatrice del carcere, che ha poi contattato la Procura.

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