M5S, raccolte firme al Senato contro la leadership di Di Maio. Il ministro: “Un malinteso”

Di Maio ha minimizzato il documento firmato dai senatori che metterebbe a rischio la sua leadership

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

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Sta per diventare un caso il documento firmato dai senatori del M5S, che metterebbe in discussione la leadership di Luigi Di Maio, nel suo ruolo di capo politico del Movimento 5 Stelle. Da New York, dove il ministro si trova insieme a Conte per l’Assemblea generale dell’Onu, arrivano le smentite ed il tentativo di sminuire la portata dell’accaduto. Ieri si teneva un’assemblea in Senato per decidere il capogruppo, visto che Stefano Patuanelli è diventato il ministro dello Sviluppo Economico. Durante la riunione ci sono stati dei malumori tra i parlamentari, che hanno portato alla firma di un documento che chiede di mettere in discussione i poteri del capo politico, cioè di Luigi Di Maio.

La modifica dello Statuto

Quello che si chiede ai vertici del Movimento 5 Stelle è di modificare lo statuto, per togliere alcuni poteri al capo politico, con addirittura l’ipotesi di sostituirlo con un direttorio formato da più persone.

Di Maio ha minimizzato la questione: “Sono stato eletto capo politico con l’80% di preferenze, è giusto che ci sia chi non è d’accordo con me, ma non si possono far passare quelle 70 firme contro di me”, queste le parole del ministro degli Esteri, che ha sottolineato come sia stato un malinteso e di aver ricevuto delle telefonate da alcuni senatori per spiegre la situazione. “Mi hanno chiamato per dirmi che le firme non erano contro di me, ma per rafforzare il gruppo parlamentare”, ha concluso Di Maio da New York.

I dissidenti del M5S

I malumori comunque restano nel Movimento 5 Stelle, a partire da Gianluigi Paragone, che ha detto fin da subito che non avrebbe votato il Governo Conte bis e che potrebbe ampliare il suo consenso tra i gruppi parlamentari, mettendo in discussione la maggioranza. C’è anche chi è deluso per non essere entrato negli incarichi di Governo, è il caso di Nicola Morra, che per settimane è stato al centro della scena, con l’ipotesi di un ministero, ma che alla fine è uscito senza nessun incarico dalla trattativa con il PD.

Inoltre c’è Alessandro Di Battista, da sempre contro l’accordo con il PD, che lo ha portato a scontrarsi con Di Maio nelle ultime settimane, nonostante il rapporto tra i due rimanga di confronto su posizioni diverse. Di Battista è più vicino alla posizione di Gianluigi Paragone sul nuovo esecutivo. Uno dei possibili nomi come capogruppo è quello di Danilo Toninelli, anche lui rimasto fuori dagli incarichi di Governo.

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