Pensioni Quota 100, il problema degli esclusi: 5 anni di lavoro in più

Ci saranno dei problemi dal 2022 per la fine della "sperimentazione" di Quota 100, con molti cittadini che rimarranno esclusi da un anno all'altro

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

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Chi rimarrà fuori da Quota 100 potrà recriminare la disparità sociale rispetto a chi è riuscito a rientrare nella “sperimentazione” del triennio, un problema che il Governo Conte dovrà porsi, visto che ha già deciso di non rinnovare e rendere strutturale Quota 100, ma di aspettare la fine del triennio nel 2021. L’ipotesi al momento è quella di rendere strutturale l’Ape Social ed Opzione Donna, che sono due misure che non sono state molto apprezzate dai cittadini sul tema delle pensioni anticipate, soprattutto la prima.

Quota 100 rimane tagliata

Per i prossimi due anni rimarrà Quota 100, anche se tagliata nella sua forma originale, con una riduzione del bacino di potenziali cittadini, grazie al “flop” di domande nel 2019, che ha fatto stimare al ribasso i costi per i successivi due anni. Il costo è stato ritenuto molto alto da molti, su tutti da Renzi e Padoan, che hanno criticato anche il rinnovo effettuato quest’anno, per la penalizzazione che andrà a pesare sulle future generazioni.

Il problema degli esclusi di Quota 100

Se molte persone riusciranno ad usufruire di Quota 100 nel 2020 e 2021, molte altre rimarranno fuori e questo sarà un problema, visto che da un anno all’altro si tornerà alla legge Fornero, con uno scaglione di 5-6 anni rispetto all’età richiesta per Quota 100. Questa problematica è stata sollevata da Tommaso Nannicini, economista del PD, che aveva già parlato di una possibile estensione di Quota 100 agli edili ed ai lavori usuranti nelle settimane scorse, anche abbassando la soglia di età, fino a 60 anni. Già nel 2007 ci fu un problema simile, in seguito alla legge Maroni del 2004, che fu “risolta” nel 2007 dalla legge Damiano, che innalzò la spesa pensionistica di 65 miliardi per i dieci anni successivi per fare andare in pensione 130mila lavoratori.

I nuovi “esodati” di Quota 100

Si rischia un nuovo problema esodati, come quello che si generò con la riforma Fornero, per il cambiamento non graduale delle regole per andare in pensione e che ha scaturito molte polemiche negli ultimi anni. La prossima manovra finanziaria 2020 non prevede misure pensionistiche strutturali, se non per i rinnovi di Opzione Donna e dell’Ape Social, già previsti nel programma di Governo.

Opzione Donna da rendere strutturale

A differenza dell’Ape Social, Opzione Donna è stata accolta con positività dalle donne che sono riuscite a rientrare nella riforma, con la creazione del Comitato Opzione Donna Social, presieduto da Orietta Armiliato e che chiede da anni la proroga al 2023. Se la misura dovesse diventare strutturale sarebbe accolto sicuramente con soddisfazione dalle persone che hanno lavorato per promuovere questa tipologia di pensione anticipata, a livello sindacale e governativo.

Il costo di Opzione Donna per lo Stato è di molto inferiore a Quota 100, questo permette allo Stato di rendere strutturale la misura senza problemi per la sostenibilità del sistema pensionistico. Si parla di un costo di circa un miliardo l’anno, mentre Quota 100 costa 45 miliardi al 2028 per l’effetto “trascinamento”, visto che chi utilizzerà la pensione anticipata nel 2021 avrà 62 anni, in anticipo rispetto all’età nella quale sarebbe andato in pensione di vecchiaia a 68 anni.

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