Presidio lavoratori Embraco: c’è anche l’ex ministro Carlo Calenda

I lavoratori ex Embraco ancora sono fuori produzione e l'azienda non ha rispettato gli impegni

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Una presenza a sorpresa al presidio dei lavoratori ex Embraco, quella dell’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che aveva lavorato a suo tempo sulla vertenza dell’azienda e che aveva proposto il nuovo piano industriale. Ora i lavoratori chiedono un nuovo incontro con il Mise per mettere sul tavolo una discussione sulla situazione attuale e sul piano di reindustrializzazione che era stato discusso per la fabbrica di Riva di Chieri, in provincia di Torino.

Calenda è stato eletto alle elezioni europee dello scorso maggio come eurodeputato nelle file del PD ed ad oggi non ricopre incarichi di Governo, ma negli scorsi anni aveva seguito personalmente la crisi dell’azienda ex Embraco e per questo ha voluto incontrare i lavoratori, come aveva già fatto a luglio, quando incontrò gli oltre 400 operai che oggi sono in cassa integrazione per la gran parte e solo circa 200 stanno aspettando l’inizio della produzione.

La nuova società, la Ventures, non sta rispettando gli impegni presi con il Governo di cui Calenda faceva parte, che prevedevano una reindustrializzazione per la produzione di robot per la pulizia di pannelli solari, oltre ad e-bike e giocattoli. Insieme a Calenda sono arrivati anche il governatore della Regione Piemonte, il neo eletto Alberto Cirio, insieme all’assessora per il Lavoro, Elena Chiorino. Nella giornata di oggi sono previsti diversi incontri, uno con il sottosegretario al Lavoro, Francesca Puglisi (PD), e successivamente con il sottosegretario al Mise, Alessandra Todde (M5S) alle ore 11.

Calenda propone l’entrata di Invitalia nella società

L’ex ministro dello Sviluppo Economico vorrebbe partecipare agli incontri per proporre l’entrata di Invitalia, la società pubblica che è stata creata per gestire le crisi aziendali, in questa vertenza. “Non è cambiato nulla in 15 mesi”, hanno detto i lavoratori arrivati a Roma, aggiungendo che lo stabilimento al momento non lavora ed il prossimo anno, a luglio 2020, scadrà la cassa integrazione.

Il 23 ottobre è stato convocato a Roma un incontro con la proprietà al ministero dello Sviluppo Economico, ma i lavoratori hanno voluto anticipare il presidio per portare avanti la loro causa. “Ci sono in gioco 410 posti di lavoro, credo che il Presidente della Regione debba esserci. È il mio primo sciopero, ma con la vita delle persone non si scherza”, ha detto Alberto Cirio, arrivando a Roma.

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