Riforma Pensioni Quota 100, Gualtieri: “Non verrà rinnovata alla fine del triennio”

Il ministro dell'Economia ha annunciato che "sicuramente" Quota 100 non verrà rinnovata oltre il 2021

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La volontà del Governo di non rinnovare Quota 100 alla fine della “sperimentazione” era chiara dalle ultime dichiarazioni di esponenti politici della maggioranza, ma il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervenuto alla trasmissione Piazzapulita su la7, ha chiarito l’intenzione di non prorogare oltre il 2021 la riforma di Quota 100. “Quota 100 andrà a scadenza nel 2021 e noi di certo non la rinnoveremo”, facendo intendere che la sua opinione in merito è negativa, ma che per ora non verrà cancellata, anche grazie al “flop” delle domande del 2019, che ha permesso di tagliare la riforma riducendo il suo costo. Secondo uno studio del Sole 24 Ore, la pensione anticipata Quota 100 per come era pensata sarebbe costata fino a 45 miliardi al 2028, a causa dell’effetto trascinamento, cioè delle persone che andranno in pensione nel 2021 con molti anni di anticipo e quindi con meno contributi versati e con una mensilità da ricevere, che non avrebbero ricevuto se fossero andati con la pensione di vecchiaia.

Questa conclusione della riforma pensioni introdotta lo scorso anno era prevedibile, con esponenti di rilievo, come Renzi e Padoan, che avevano criticato la misura nelle scorse settimane, paventando anche la cancellazione immediata. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha spiegato ieri sera ospite di Tg2Post la sua posizione sulla riforma Quota 100: “È un furto per i giovani, si mandano in pensione anticipata persone che potrebbero continuare, bisogna differenziare sulle tipologie di lavoro”, ha dichiarato l’ex premier.

I problemi degli “esodati” di Quota 100

Come avevamo spiegato nell’articolo di ieri, si rischia di avere dei cittadini che sarebbero potuti andare in pensione con Quota 100 e che invece si ritroveranno nel 2022 a dover aspettare fino a 5 o 6 anni per poter accedere alla pensione. Questo a causa del repentino cambiamento delle norme sulle pensioni anticipate, visto che dal 2022 tornerà la legge Fornero, anche se l’obiettivo del Governo è quello di fornire soluzioni alternative che siano sostenibili al posto di Quota 100.

Un cittadino che sarebbe andato in pensione con Quota 100 nel 2022, con 62 anni di età e 38 di contributi, potrebbe dover aspettare i 67-68 anni di età per la pensione di vecchiaia con l’adeguamento dell’età anagrafica introdotto dalla Fornero. Un problema di disparità sociale che potrebbe essere contestato dai cittadini, che vedrebbero favoriti alcune fasce d’età rispetto ad altre.

Opzione Donna e l’Ape Social da rendere strutturali

Una possibile soluzione a cui sta lavorando il governo è quella di rendere strutturali due misure già presenti, che però vengono rinnovate annualmente, con un costo inferiore a Quota 100. Opzione Donna, infatti, costa solo un miliardo allo Stato, anche a causa delle pesanti penalizzazioni che sono previste per chi decide di andare in pensione anticipata con questa riforma, che permette ad una donna di fare domanda con 58 anni di età e 35 anni di contributi. L’Ape Social non è stata molto apprezzata dai cittadini, anche per i pochi fondi messi a disposizione ed il meccanismo complesso con il quale chiedere il prestito tramite l’Inps.

Un’altra possibilità, come ha fatto intendere anche il ministro dell’Economia, è quella di cercare di mandare in pensione anticipata chi ha dei lavori gravosi ed usuranti, con la possibilità per gli edili di andare in pensione anche a 60 anni, come era stato ipotizzato nelle scorse settimane. Su questa linea era d’accordo l’economista del PD, Tommaso Nannicini, che ha criticato fortemente Quota 100, ma ha dichiarato che i lavori gravosi dovrebbero essere differenziati per quanto riguarda le pensioni anticipate.