Ius Culturae, cos’è e qual è la differenza con la riforma Ius Soli

Le forze di maggioranza hanno aperto alla votazione sullo Ius Culturae: cos'è e quale è la differenza con lo Ius Soli

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In questi giorni le forze politiche della maggioranza hanno dichiarato pubblicamente il loro voto favorevole alla riforma dello Ius Culturae. Ha iniziato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, seguito anche dal PD di Zingaretti e da Italia Viva di Renzi, con quest’ultimo che ha confermato nei giorni scorsi ad Ottoemezzo su La7 il voto favorevole del suo gruppo parlamentare. Renzi ha sottolineato come la riforma vada approvata se ci sono i numeri, evitando di “creare tormentoni”, frase ripetuta anche dalla ministra della Famiglia, Elena Bonetti, che ha invitato alla discussione parlamentare.

Cosa è lo Ius Culturae

Da molti viene definito lo Ius Soli “temperato” perché mette dei “paletti” alla possibilità di chiedere la cittadinanza. Questi limiti sono legati alla cultura e l’istruzione dell’individuo, con lo Stato che chiede la conclusione di almeno un ciclo di studi per poter presentare la richiesta di cittadinanza. Significa che un ragazzo straniero immigrato in Italia (nato in Italia o entrato entro il 12esimo anno di età) deve concludere un ciclo di elementari (5 anni), o medie (3 anni), oppure superiori (5 anni). Alla fine di questo ciclo di studi può ottenere la cittadinanza. L’ex premier Renzi, durante il suo intervento ad Ottoemezzo ha proposto che venga esteso questo “paletto” anche agli universitari, permettendo ad uno straniero che conclude 5 anni di Università in Italia di prendere la cittadinanza.

La situazione in Parlamento

Stando alle dichiarazioni degli esponenti politici della maggioranza, i numeri per l’approvazione parlamentare ci sarebbero, con gli interventi di Elena Bonetti, per Italia Viva, a favore dello Ius Culturae; di Giuseppe Brescia, per il M5S, che nei giorni scorsi aveva dichiarato: “Un bambino che conclude un ciclo di studi in Italia può dirsi italiano”; anche dal PD sono arrivati i pareri favorevoli di Matteo Orfini e di Andrea Marcucci. In questo scenario l’iter parlamentare che è già partito con la revisione del testo in Commissione Affari Costituzionali, presieduta proprio da Giuseppe Brescia, potrebbe andare a buon fine.

La differenza tra Ius Culturae e Ius Soli

Lo Ius Soli garantisce una cittadinanza alla nascita, significa che un individuo che nasce in Italia avrà di diritto la cittadinanza italiana, con il modello statunitense. Risulta meno restrittivo rispetto alle richieste dello Ius Culturae e per questo ha una fascia di approvazione più trasversale nell’elettorato. Più difficile per le forze politiche riuscire a convincere l’opinione pubblica sullo Ius Soli (gli elettori sono contrari per il 53%), mentre sullo Ius Culturae sono in maggioranza gli italiani che approvano la riforma.

I numeri degli stranieri in Italia

Chi riguarderebbe lo Ius Culturae allo stato attuale? Formalmente è una riforma per il futuro, per i nuovi immigrati che già oggi affollano le scuole italiane e che potranno in futuro presentare domanda. Per gli oltre 600mila stranieri già presenti in Italia, risulta più difficile rientrare in questa riforma, non sempre, infatti, chi è arrivato ha avuto la possibilità di concludere un ciclo di studi in Italia, specialmente chi è arrivato già maggiorenne. I giovani arrivati da bambini in Italia e che oggi sono adulti dopo aver frequentato le scuole italiane, potranno fare richiesta presentando il certificato scolastico che attesta il loro diploma.

L’Italia ha oggi 5.255.503 di cittadini stranieri residenti sul proprio territorio, come riportato dal rapporto sull’immigrazione diffuso dalla Caritas. Solo Germania e Regno Unito hanno più stranieri sul proprio territorio, mentre Francia e Spagna sono dietro ai dati italiani. In totale sono l’8,7% della popolazione italiana e sono distribuiti maggiormente al Nord (57,5%), poi al Centro (25,4%), al Sud (12,2%) e nelle Isole (4,9%). Gli studenti stranieri dovrebbero essere poco più di 800mila, in aumento di 16mila unità rispetto all’anno scolastico precedente.

stranieri italia distribuzione

La comunità più numerosa è quella rumena, con 1,2 milioni di individui, seguita da quella albanese con 440mila e quella marocchina con 422mila. Per quanto riguarda le religioni, sono quasi 3 milioni gli stranieri cristiani, mentre sono 1,5 milioni quelli musulmani.

La legge in vigore in Italia

Oggi in Italia c’è lo Ius Sanguinis, con una legge del 1992 che lega la cittadinanza al “sangue”, cioè al vincolo familiare. Ad oggi ci sono tre modi in Italia per ottenere la cittadinanza: per naturalizzazione, per matrimonio e per nascita, con il meccanismo dello ius sanguinis (se hai un genitore italiano). Il primo caso riguarda la residenza in Italia: dopo dieci anni di residenza si ha diritto alla cittadinanza, mentre nel caso del matrimonio serve anche una residenza di due anni in Italia. Inoltre se i genitori ottengono la cittadinanza, la ottiene anche il figlio straniero. Se il figlio non ha genitori con cittadinanza ma nasce in Italia, può richiedere la cittadinanza dopo il 18esimo anno di età, se ha vissuto ininterrottamente in Italia.

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