Ergastolo ostativo, la Corte di Strasburgo respinge il ricorso italiano

La Corte dei diritti umani di Strasburgo ha respinto il ricorso dell'Italia sull'ergastolo ostativo

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

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La Corte dei diritti umani di Strasburgo ha respinto il ricorso dell’Italia contro la sentenza del 13 giugno che bocciava l’ergastolo ostativo e la norma del “fine pena mai” che viene data per reati mafiosi. Secondo la Corte non si può togliere ad un carcerato la speranza di un recupero e gli va concessa l’opportunità di redimersi e di avere quindi una seconda chance di migliorare la propria condizione. La sentenza era attesa in Italia, dopo le molte polemiche che ne sono generate negli ultimi giorni, per il fatto legato alla mafia ed alla paura dell’opinione pubblica di ritrovarsi liberi alcuni boss mafiosi.

L’Italia aveva richiesto che il ricorso venisse giudicato nella Grand Chambre, l’organo che esamina i casi che potrebbero riguardare tutti i paesi dell’Unione Europea. Nella stessa sede venne emesso il giudizio sul ricorso di Berlusconi sulla legge Severino, il quale non fu necessario in seguito alla sua riabilitazione. In quel caso si giudicava l’eleggibilità di un condannato, quindi poteva riguardare tutti i paesi Ue. L’Italia in questo ricorso ha fatto emergere la pericolosità delle mafie, spiegando che riguardava solo i casi molto gravi, come mafia, terrorismo e pedopornografia.

Il tutto era nato dal ricorso di Marcello Viola, un boss mafioso di Taurianova, che è stato arrestato e condannato a 4 ergastoli per omicidi, sequestri e detenzione di armi. Per la Corte quel tipo di condanna, in Italia chiamata “ostativa”, cioè che impedisce la concessione di benefici e quindi anche di poter accorciare la pena, viola l’articolo 3 della Convenzione perché nega un percorso riabilitativo. Con questa sentenza si invita l’Italia a rivedere la legge, senza un preciso obbligo, ma con dei possibili nuovi ricorsi che arriveranno da altri detenuti nelle stesse condizioni. Arrivati alla Corte di Strasburgo ci sarebbe già altri 24 casi simili.

In realtà la legge italiana concede dei benefici al detenuto in caso di collaborazione con la giustizia, come permessi, lavoro all’esterno e misure alternative al carcere, ma non la liberazione anticipata, che era il punto della sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo. La politica, con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e quello alla Giustizia, Alfonso Bonafede, hanno già preso posizione contro la sentenza della Corte, sostenendo che ci sarebbe un danno alla lotta alla mafia senza l’ergastolo ostativo. Ma anche molti magistrati antimafia conosciuti e popolari hanno preso posizione contro la sentenza, sostenendo la linea del danno alla lotta alla mafia, come Piero Grasso, Nino Di Matteo, Federico Cafiero De Raho e Sebastiano Ardita.

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