Pensioni ultime novità: quanto risparmia lo Stato con le rivalutazioni

Lo Stato risparmierà dalla modifica delle indicizzazioni delle pensioni nei prossimi tre anni circa 4 miliardi di euro

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

La questione delle indicizzazioni delle pensioni è ancora di attualità, dopo le polemiche nate lo scorso anno con il Governo Conte e la non possibilità di evitare le rivalutazioni delle pensioni, che vanno a penalizzare circa 5 milioni di pensionati, i quali si ritrovano con degli assegni leggermente in calo. Nella Legge di Bilancio 2019 si è agito sulle fasce di perequazione dell’indicizzazione dei prezzi, portandole da cinque a sette, con conseguente cambiamento delle percentuali. Questa nuova modalità introdotta ricalca in maniera precisa quanto avveniva già nel 2018, solamente con delle differenti fasce, che saranno in vigore almeno fino al 2021.

Cosa garantisce l’attuale sistema di indicizzazione delle pensioni

Ad oggi viene garantita l’indicizzazione al 100% per le pensioni che rientrano a tre volte il minimo, per salvaguardare le fasce più deboli della popolazione. Per chi ha un assegno lordo di pensione tra le 3 e 4 volte il minimo, ha attualmente una copertura del 97% rispetto all’indicizzazione, perdendo qualcosa rispetto alle fasce inferiori. Discorso diverso per le pensioni più ricche, che vengono penalizzate non solo tenendo conto della normativa in vigore fino al 2018, ma anche con una modifica più penalizzante introdotta nell’ultima Legge di Bilancio. Secondo alle stime inserite nella manovra dal primo Governo Conte, lo Stato riuscirà a risparmiare 415 milioni di euro nel 2019, 1.222 milioni di euro nel 2020 e 2.014 milioni di euro nel 2021. Un totale che si avvicina ai 4 miliardi di euro in tre anni, una cifra considerevole, se si tengono presenti le cifre intorno alle quali si sta discutendo la Legge di Bilancio 2020, cercando le coperture per la sterilizzazione dell’Iva e le altre misure.

Sono coinvolti 5 milioni di pensionati

La platea che viene coinvolta nelle penalizzazioni per le indicizzazioni è di circa 5 milioni di pensionati, che prendono più di tre volte il minimo e che quindi hanno una riduzione dell’assegno mensile. I più colpiti dalla Legge di Bilancio 2019 sono i pensionati che hanno un lordo di pensione che è superiore a 5 volte il minimo, perché è stata cambiata la percentuale legata alla perequazione dal 90% precedentemente stabilito al 77%, più di 10 punti percentuali di perdita. Considerando la bassa inflazione degli ultimi anni, con i minimi proprio nel 2019, che hanno convinto Mario Draghi ad effettuare un nuovo Quantitative Easing, i risparmi tolti dalle pensioni risultano ridotti. Ci sarà comunque una conseguenza nei prossimi anni, per l’effetto trascinamento, che farà aumentare le perdite per i pensionati.

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Cosa chiedono i sindacati

I sindacati si schierano da parte dei pensionati, chiedendo delle tabelle sulle percentuali meno penalizzanti per gli assegni delle pensioni. Il problema riguarda il costo per lo Stato che avrebbe un “miglioramento” delle percentuali attualmente in vigore, visti già i costi da sostenere per non fare aumentare l’Iva. Per il 2020 non è verosimile che il Governo metta nuovamente mano alle indicizzazioni, facendo rimanere la situazione come è dallo scorso anno. Ci sarà comunque una riunione tra parti sociali e ministro del Lavoro nella giornata di venerdì.

Non solo l’Italia adotta questa misura

In Europa ci sono almeno altri dieci paesi che hanno adottato negli anni meccanismi di modifica delle indicizzazioni delle pensioni al ribasso, per cercare di contenere la spesa pensionistica, in aumento nell’ultimo decennio a causa dell’innalzamento dell’età media. Per esempio in Grecia si è adoperato un congelamento dell’indicizzazione delle pensioni dal 2011 per quattro anni. Anche in Giappone, uno dei paesi con l’età media più alta al mondo si è dovuto interrompere il meccanismo di indicizzazione delle pensioni nel 2015. In generale molti paesi sono intevenuti sulle indicizzazioni negli ultimi dieci anni e tutti le hanno riviste al ribasso, dalla Spagna, alla Polonia, ma anche ad Australia e Finlandia.

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