Riforma Pensioni Quota 100, novità: dalla quattordicesima alla riduzione finestre

I sindacati hanno chiesto la quattordicesima delle pensioni e la revisione delle indicizzazioni

quota 100 novita quattordicesima riduzione finestre 2

Il nuovo Governo ha già comunicato che Quota 100 non verrà toccata fino alla sua conclusione, dopo il triennio di “sperimentazione” che si concluderà nel 2021. Ci sono però alcune modifiche al vaglio del Governo, oltre il mantenimento dei tagli effettuati dall’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che faranno risparmiare almeno due miliardi il prossimo anno. Ci sono però delle proposte sulle modifiche da apportare al sistema pensionistico, dalla misure da rendere strutturali, come Ape Social ed Opzione Donna, con la proposta di Tommaso Nannicini, che abbiamo approfondito in questo articolo su Quota 92, alle altre che chiedono i sindacati, come l’introduzione della quattordicesima.

L’ipotesi Quota 92 dal 2022

Una delle possibili ipotesi per il “dopo Quota 100” è quella di istituire una nuova misura di pensione anticipata, per evitare che ci siano dei cittadini di “serie B” che potrebbero perdere fino a cinque anni rispetto a chi riuscirà ad entrare nella riforma del 2021, visto che dall’anno successivo entrerebbe in vigore nuovamente la Legge Fornero e l’età anagrafica necessaria per andare in pensione passerebbe da 62 anni a 67-68 anni.

Con la proposta di Quota 92 si avrebbe un’età anagrafica richiesta di 62 anni di età e di 30 di contributi, quindi più “conveniente” ed accessibile di Quota 100, anche se a livello economico ci sarebbero più penalizzazioni per renderla sostenibile ed evitare gli alti costi che ci sono stati con Quota 100 (45 miliardi fino al 2028). Si applicherebbe il metodo di Opzione Donna, cioè andare a trasformare i contributi retributivi in contributivi, con conseguente penalizzazione nell’assegno finale, ma che consentirebbe di andare in pensione anticipata per chi scegliesse questo metodo.

I sindacati chiedono la quattordicesima

Si tratterebbe di un allargamento della platea della misura del 2007, che introduceva la quattordicesima per gli assegni più bassi. Al momento non sono state trovate le risorse necessarie per portare avanti questa proposta dei sindacati, i quali chiedono anche la revisione dei parametri di indicizzazione dell’inflazione, che sono stati cambiati lo scorso anno e che quest’anno porteranno allo Stato alcuni miliardi. Le risorse si dovrebbero prendere da Quota 100, che Gualtieri non intende modificare solo dopo un anno dalla sua entrata in vigore. Una delle possibilità è quella di intervenire sulle finestre di uscita dal mondo di lavoro, in maniera tale da risparmiare dei soldi su Quota 100 e poterli investire nell’allargamento della quattordicesima.

I sindacati hanno chiesto che si allarghi la quattordicesima dal limite di reddito di due volte il minimo a tre volte il minimo, cioè da 1.026 euro a 1.539 euro al mese. Complessivamente ci sono circa 3,5 milioni di pensionati che sono in questa fascia di reddito, ma non tutti potrebbero beneficiare della quattordicesima a causa di redditi alternativi che molti hanno. La stima reale è di circa un milione e mezzo di persone che beneficerebbero della 14esima mensilità.

La riduzione delle finestre di uscita

In totale si stimano risparmi per quasi un miliardo rispetto ai costi attuali di Quota 100, con un minimo di 600 milioni di euro da risparmiare nel 2020. L’ipotesi è arrivata al tavolo di ieri che si è tenuto con la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5S), e le principali sigle sindacali, oltre alla presenza del sottosegretario al ministero dell’Economia, Pier Paolo Baretta. I sindacati presenti erano Cgil, Cisl e Uil e le richieste sono state fatte nell’ambito di pensioni minime.

Se il Governo intervenisse sulle finestre di uscita dal lavoro per il 2020 (ritardandole di tre mesi), ci sarebbe un risparmio del 30% a parita di adesioni rispetto al 2019. Con questa correzioni si troverebbero anche le coperture per i rinnovi di Opzione Donna e dell’Ape Social, che verranno a costare 300 milioni il primo anno e 600 milioni il secondo. Dal ministero del Lavoro al momento fanno sapere che “non sussistono le condizioni per una revisione delle finestre”. I sindacati sono contrari a questa modifica, soprattutto la Cisl e la Uil.

La revisione delle indicizzazioni

Non ci sarà comunque una sospensione di Quota 100, sulla quale ha dato garanzie lo stesso ministro Gualtieri, ma semmai una leggera rimodulazione per trovare delle risorse ulteriori utili nella Legge di Bilancio. I sindacati a breve potrebbero proporre un documento condiviso al Governo, nel quale richiedono la revisione delle indicizzazioni, per tornare allo schema precedente alla modifica del 2019, quando furono cambiate le fasce. Secondo il sindacato Uil il costo di questa riforma varrebbe 200 milioni di euro, con la proposta di rendere ufficiale il nuovo schema, più vantaggioso per i pensionati, a partire dal primo luglio, data nella quale partirà anche il cuneo fiscale. L’attuale sistema di indicizzazione, approvato lo scorso anno, permette allo Stato di risparmiare 3,6 miliardi di euro fino al 2021. Difficile, dunque, che si torni indietro, in questo momento in cui si stanno cercando le coperture per 5 miliardi.