Siria, “No” dell’Ue sul blocco delle armi. Turchia pronta ad entrare a Kobane

I curdi potrebbero aver liberato alcuni prigionieri Isis "deliberatamente" per cercare di coinvolgere nuovamente gli Usa

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

Arriva il primo “no” dall’Europa sul blocco delle armi alla Turchia, non è stata raggiunta una posizione comune per poter effettuare il blocco. L’Alto rappresentante estero dell’Ue, Federica Mogherini, ha confermato però sanzioni per l’utilizzo illegale di pozzi di petrolio al largo di Cipro.

“I curdi potrebbero rilasciare i prigionieri Isis appositamente per cercare di coinvolgere gli Stati Uniti”, ha dichiarato poco fa il presidente Trump su Twitter. Notizia confermata anche dall’esercito turco, che ha parlato di “prigioni trovate vuote” nelle regioni conquistate.

Esercito Ankara pronto ad entrare a Kobane

L’esercito turco sarebbe pronto ad entrare nella città di Kobane, considerata chiave per la regione in possesso dei curdi. Ci sono voci anche di bombardamenti su ambulanze, che non permettono la presenza di associazioni umanitarie nella zona del conflitto, in chiaro contrasto con il diritto internazionale.

Per il presidente turco è arrivato il via libera del Cremlino per l’attacco a Kobane: “L’approccio della Russia non sarà un problema per il nostro attacco a Kobane”, queste le parole di Erdogan, che ha anche sottolineato come ci siano stati dei colloqui con la cancelliera tedesca, Angela Merkel: “Dai nostri colloqui ho capito che ci sono delle disinformazioni sul tema”.

Italia e Francia chiedono la fine del conflitto

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha rilasciato un comunicato condiviso con il ministro degli Esteri francese Yves Le Drian, nel quale si chiede la fine immediata del conflitto: “Italia e Francia chiedono alla Turchia la fine immediata delle operazioni militari: è fondamentale che l’Ue abbia una posizione unica in merito e parli con una sola voce”, questa la posizione dei due Paesi, dall’inizio schierati contro la Turchia, con il blocco della vendita di armi della Francia insieme alla Germania.

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