Manovra, pensioni Quota 100 verso la conferma: le ipotesi dopo il 2021

Quale riforma pensioni andrà a sostituire Quota 100 nel 2022?

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Nonostante le polemiche degli ultimi giorni, che hanno visto al centro Italia Viva contro la riforma delle pensioni Quota 100, voluta dalla Lega, per i suoi costi alti e per essere diretta a pochi cittadini in proporzione alle spese, la misura dovrebbe rimanere fino al 2021. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha più volte ribadito che la Legge di Bilancio non si andrà a modificare rispetto a quella già approvata, questo significa che non ci sarà un cambiamento sulle pensioni, che sono comunque toccate dalla Manovra 2020, con le conferme anche di Opzione Donna e dell’Ape Social.

Il problema dello scaglione

Uno dei problemi di Quota 100 riguarda la disparità sociale che si verrà a creare nel 2022, quando non ci sarà più la sperimentazione triennale e ci saranno cittadini che da un anno all’altro si ritroveranno con i paletti per andare in pensione che passeranno da 62 anni a 67 anni, una perdita di cinque anni a cui il Governo dovrà lavorare. Dal 2021 Quota 100 non ci sarà più, questo è stato riferito sia dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sia da quello dell’Inps, Pasquale Tridico.

Confermata Quota 100?

Non c’è ancora la certezza, visto che Italia Viva potrebbe proporre degli emendamenti per cambiare la gestione dei fondi di Quota 100, destinandoli alle famiglie ed introducendo un altro modo per andare in pensione anticipata. C’è già la conferma di Opzione Donna, che permette alle donne di andare in pensione a 58 anni e 35 anni di contributi, oltre Ape Social, rinnovata per il 2020 e che consente di andare in pensione a 63 anni e 30 di contributi (36 per i lavori gravosi), rispettando alcuni paletti, che ne riducono il bacino (occorre avere un’invalidità, oppure assistere un familiare malato od essere disoccupato da più di tre mesi).

Il ministro Gualtieri ha affermato che non è una buona pratica cambiare il sistema pensionistico ogni anno, per questo è difficile che si possa cambiare in Parlamento la Legge di Bilancio, con il Movimento 5 Stelle che si è opposto alla cancellazione di Quota 100, con Di Maio che ha spiegato di non voler creare nuovi esodati.

La proposta delle pensioni Quota 92

L’idea che ha preso piede nella minoranza del PD, portata avanti dall’ex responsabile economico, Tommaso Nannicini, è quella di mettere a punto un nuovo sistema pensionistico che possa essere sostenibile a livello di costi. L’obiettivo è quello di sostituire Quota 100 con Quota 92, una misura simile, ma con delle modifiche sostanziali. Queste sono le due cose principali che differenziano Quota 92 dall’attuale riforma pensioni Quota 100:

  • Cambiano i paletti legati al numero di anni di contributi richiesti, per Quota 92 sarà necessario avere 62 anni e 30 di contributi. Una misura più ampia rispetto a Quota 100, che richiedeva 38 anni di contributi.
  • Come accade per Opzione Donna, si convertono i contributi del sistema retributivo al sistema contributivo: questo comporta una forte penalizzazione dell’assegno mensile. Su Opzione Donna si parla del 40% di perdita rispetto a quanto si avrebbe con l’assegno “pieno”.

Il secondo punto è fondamentale per mantenere sostenibile la riforma pensioni e renderla così strutturale e non solo per tre anni come previsto da Quota 100.