Pensioni, i sindacati non soddisfatti delle rivalutazioni: “Elemosina”

I sindacati hanno contestato la misura sulla rivalutazione delle pensioni

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Andrea Palci
Laureato in Economia, esperto di politica, economia, sondaggi elettorali ed altri argomenti economici legati alla politica nazionale ed internazionale. Nato a Roma con interesse anche per scienza e spettacoli. -- via Nomentana 21 00161, Roma -- tel 393 4439344

I sindacati attaccano il Governo sulla rivalutazione delle indicizzazioni delle pensioni, ufficializzata oggi nella Manovra 2020, considerandola non sufficiente come misura in ambito pensionistico. L’offensiva arriva dal leader dei sindacati Spi-Cgil, Ivan Pedretti, che ha definito “elemosina” quanto fatto dal Governo con la rivalutazione delle pensioni. L’aumento è riferito alla fascia di pensioni da 1.500 euro a 2.052 euro e prevede un cambiamento nella percentuale dell’indicizzazione, che passerà dal 97% al 100% nel 2020. Per i sindacati l’aumento dell’assegno mensile sarà troppo ridotto da poterlo considerare sufficiente.

Si tratta di una misura da 10 euro all’anno in più per ogni pensionato che percepisce una pensione lorda da 1.500 a 2.052 euro, circa 50 centesimi al mese secondo uno studio del Sole 24 Ore. La misura però riguarda 2,5 milioni di pensionati ed ha un costo di 200 milioni alla fine dell’anno, una cifra considerevole, visti i problemi legati alle coperture avuti dalla maggioranza.

Le critiche della Cgil sono pesanti: “Sono poco più di tre euro all’anno”, ha detto Ivan Pedretti, definendola una “elemosina”. Sono attese ora le prese di posizioni dei segretari dei tre sindacati maggiori nazionali, che comunque hanno ottenuto importanti rinnovi, come quello di Quota 100, Opzione Donna e dell’Ape Social, tutte rinnovate per il 2020. Il 4 novembre il Governo ha convocato un tavolo a Palazzo Chigi con i sindacati.

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