Plastic tax, cos’è e come funziona la tassa sul monouso

La nuova tassa andrà a colpire i consumatori per oltre 150 euro all'anno secondo le associazioni di categoria

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Il Governo ha messo nero su bianco nella Manovra 2020 la cosiddetta “Plastic tax”, che va a toccare un settore molto ampio, quelle delle confezioni e degli imballaggi in plastica, molto utilizzato per i beni di consumo di tutti i giorni e per questo potrebbe avere delle ripercussioni sui prezzi finali, andando a colpire i consumatori. Questa tassa ha fatto molto discutere, insieme a quella sulle bibite gassate, con Italia Viva che ha dichiarato di volerla cambiare in sede parlamentare, con il testo che arriverà in Senato dalla prossima settimana. Gli alleati hanno spiegato che sono disposti a cambiare questa parte legata alle mini-tasse, se verranno indicate delle coperture.

Cos’è la Plastic tax?

La tassa sulla plastica monouso andrà a colpire le confezioni, gli imballaggi, i tappi, le bottiglie ed anche il tetrapak, con il costo di un euro per ogni chilo di imballaggio. Un valore che potrebbe mettere in ginocchio varie aziende che sono nel settore della produzione di imballaggi, con conseguenti aumenti di prezzo che saranno richiesti per i clienti, solitamente la grande distribuzione, e per questo potrebbero arrivare ai consumatori. Basta osservare un supermercato per rendersi conto dell’utilizzo della plastica, dalle vaschette alle buste, ai contenitori di latte e vino, che dal prossimo anno potrebbero aumentare di prezzo per la Plastic tax.

I numeri della Plastic tax

Ad oggi ci sono circa 11 mila aziende in questo settore, circa il 22% del totale europeo, con un fatturato di circa 30 miliardi di euro. In totale si parla di circa 1 milione di tonnellate di plastica riciclata ogni anno, mentre complessivamente sono quasi 7 milioni le tonnellate di plastica lavorate dalle industrie italiane all’anno. I lavoratori nel settore della plastica sono circa 110 mila, che potrebbero essere a rischio, a causa dell’aumento dei costi di gestione.

Gli imballaggi

Uno dei settori principali che si occupano della plastica è quello degli imballaggi, con circa 3,11 milioni di tonnellate di imballaggi all’anno, di cui solo il 10% riciclato. Il fatturato nel settore degli imballaggi è di circa 11,8 miliardi di euro, per quanto riguarda il 2018.

Il problema della plastica

Anche l’Europa è intervenuta sulla plastica, con una direttiva approvata nei mesi scorsi, che andrà a vietare la plastica monouso dal 2021, nello specifico i piatti, le posate e le cannucce. Dal 2024 sarà obbligatorio avere il tappo della plastica attaccato alla bottiglia, per evitare che si disperda.

Le aziende che si occupano della plastica hanno criticato la tassa, definendola “iniqua ed insensata”, come ha spiegato Federchimica, sottolineando come non ci sono incentivi per aumentare il riciclo o la riconversione industriale. Federchimica fa notare che solo le aziende che sono all’interno del settore delle bibite che producono 500 milioni di bottiglie ogni anno.

Aumento dei prezzi

Il rischio che è spiegato da Federchimica è quello dell’aumento dei prezzi finali, con un costo finale per il consumatore che si stima di circa 138 euro in più all’anno. Secondo il Codacons questa tassa porterà ad un aumento di 165 euro all’anno per ogni consumatore, considerando anche il taglio delle agevolazioni per i mezzi pesanti più inquinanti (Euro 3). Per questo alcune forze politiche hanno lanciato l’allarme all’interno della maggioranza, ma occorrerà trovare almeno 2 miliardi di euro, perché questo è il gettito stimato dal Governo per il 2021 che arriverà dalla Plastic tax.

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