Autonomie, legge quadro pronta. Zaia: “Così non firmo”

Pronta la legge "quadro" sulle autonomie, che definisce le linee guida

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Il Governo sta preparando la riforma delle Autonomie che anche il primo esecutivo Conte aveva cercato di portare avanti, con la definizione di una “legge quadro”, che va a definire la base di trattativa tra lo Stato e le Regioni, per arrivare poi ad un testo finale. Questo primo testo non è però piaciuto al governatore del Veneto, Luca Zaia, presumibilmente per un approccio più “soft” al tema dell’autonomia, con la sua Regione che era quella che chiedeva più competenze regionali di tutte le altre.

Il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha inviato il testo della legge quadro ai governatori, con un totale di due articoli con nove commi, che vanno a definire le linee guida che questo Governo vuole tenere per quanto riguarda le autonomie regionali, per ora richieste da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Ci sarà un commissario

Nel testo è prevista la presenza di un commissario, per definire i livelli di fabbisogno standard, obiettivi di servizio e livelli esseziali di prestazioni (Lep). Questo servirà a garantire un’omogeneità nazionale, oltre ad evitare che alcune Regioni possano beneficiare di vantaggi economici rispetto al quadro attuale.

Perequazione infrastrutturale

Nel testo c’è anche la cosiddetta “perequazione infrastutturale”, cioè una quota vincolata di fondi per le infrastrutture, che sarà destinata alle Regioni più problematiche da questo punto di vista, in maniera da non creare svantaggi competitivi tra le Regioni. Le Regioni potranno firmare le nuove competenze e delle nuove risorse da mandare in Parlamento, operazione che dovrebbe durare un paio di anni

Zaia: “Così non firmo”

Il governatore del Veneto non ha apprezzato le linee guida del Governo: “Così com’è il testo non è sottoscrivibile, c’è bisogno di un confronto con il ministro”. La risposta del ministro Boccia è netta: “Le bozze non si firmano, si discutono”, chiudendo di fatto la polemica.

Conferenza Stato-Regioni

Uno dei passaggi fondamentali sarà la conferenza Stato-Regioni, che si dovrà tenere entro la fine dell’anno, come spera il ministro, od al massimo a gennaio 2020. Se si dovesse fare in tempo, si potrebbe inserire il testo già in legge di Bilancio: bisogna però superare gli ostacoli che ci sono al momento sulle competenze richieste dalle Regioni. Il percorso potrebbe iniziare a gennaio e durare un paio di anni. Non ci sarà un “accentramento regionale”, con le competenze amministrative che rimarranno ai Comuni, come è scritto nel testo, citando l’articolo 118 della Costituzione: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni”.

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