Pensioni Quota 100, si studiano i nuovi sistemi: 64 anni la nuova idea

Il Governo dovrà studiare nuove riforme delle pensioni per sostituire Quota 100

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Il Governo dovrà iniziare a pensare a delle alternative per il sistema pensionistico da attuare nei prossimi mesi, in previsione della scadenza di Quota 100 nel 2021, una misura contestata da alcune forze politiche, in primis Italia Viva, ma con una base bipartisan che ne vuole la sostituzione. La nuova idea prevederebbe un nuovo sistema basato su un’età pensionabile fissata a 64 anni e 38 anni di contributi, due anni in più di Quota 100, una maniera per cercare di risparmiare alcuni soldi e rendere sostenibile questa riforma delle pensioni.

Quota 100 rinnovata nel 2020

Come è noto il Governo giallo-rosso ha rinnovato la misura Quota 100 anche nel 2020, nonostante le polemiche di Italia Viva, che voleva destinare le somme per le pensioni anticipate ad altre misure. Si parla di circa 10 miliardi di euro l’anno, che fino al 2021 andranno a pesare sui conti statali. Alcuni studi dei mesi scorsi avevano stimato un costo di 45 miliardi per Quota 100 fino al 2028, una cifra notevole, anche per questo si sta iniziando a pensare ad un nuovo sistema pensionistico, che possa superare anche la Legge Fornero, non amata dai cittadini.

Il rischio di lavorare 7 anni in più

Con l’attuale sistema pensionistico c’è il rischio per alcuni lavoratori di andare in pensione con 7 anni di ritardo rispetto a chi ha usufruito di Quota 100, potendo sfruttare i vantaggi della riforma pensioni per andare a pieno regime con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Il rinnovo dell’Ape Social ed Opzione Donna

Il Governo ha rinnovato sia l’Ape Social sia Opzione Donna, due misure ulteriori che permettono ai cittadini di andare in pensione anticipata. Con l’Ape Social è possibile uscire dal mondo del lavoro da 63 anni di età, mentre con Opzione Donna da 58 anni di età e 35 anni di contributi. Queste due misure potrebbero diventare strutturali nel 2022, per sostituire Quota 100, visto il loro costo esiguo, a fronte di alcune penalizzazioni che sono previste con la trasformazione dei contributi da retributivi a contributivi.

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