Pentagono contro Trump: “Non colpiremo i siti culturali”

Il Pentagono toglie la possibilità di attacco a siti culturali dal tavolo

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È arrivata la precisazione pubblica del Pentagono, organo principale della Difesa degli Stati Uniti, sulla dichiarazione di Donald Trump, in risposta alle provocazioni iraniane, che faceva intendere che erano stati individuati 52 siti culturali da poter colpire. Il segretario della Difesa, Mark Esper, ha spiegato che non verrà attaccato alcun sito culturale iraniano: “Gli Usa rispetteranno la legge sui conflitti armati”, in riferimento alla covnenzione internazionale che impedisce di colpire dei siti culturali in scenari di guerra. Lo scandalo era nato da un post sui social network del presidente degli Stati Uniti, che aveva dato come possibile una controffensiva americana nei siti culturali iraniani. Si tratta di una convenzione del 1954, la “Convenzione dell’Aia per la protezione dei siti culturali”, che protegge i siti Unesco. In Iran ci sono circa 20 siti riconosciuti dall’Unesco, come la moschea di Isfahan ed il palazzo del Golestan (Teheran).

Queste dichiarazioni hanno fatto molto discutere anche all’interno del Congresso americano, con l’ufficio degli Affari Esteri che ha emesso una nota ufficiale che andava a criticare apertamente l’operato di Donald Trump, chiedendo che venga rimesso al centro il Congresso per operazioni militari future.

La posizione dell’Iran

In Iran si stanno ancora svolgendo le cerimonie funebri per l’uccisione del generale Qassam Soleimani, che hanno portato milioni di cittadini in piazza. Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana, ha fatto sapere che eventuali rappresaglie dovranno essere portate avanti solamente dalle forze iraniane, togliendo così la possibilità di azioni solitarie di soggetti fuori la giurisdizione di Teheran. L’Iran ha già comunicato di aver iniziato la produzione di uranio arricchito senza limiti, come era previsto dall’accordo sul nucleare del 2015.

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