Brexit, apertura del Regno Unito ai “mini-accordi”

Primi accordi sui "mini-deal" per evitare l'hard brexit

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Il vertice a Londra tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ed il premier britannico, Boris Johnson, ha dato qualche risultato e passo avanti per quanto riguarda la possibilità di negoziare “mini-accordi” temporanei, in maniera da gestire in maniera ordinata l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, evitando di aspettare di avere un accordo unico, come inzialmente voleva Boris Johnson. La Brexit si è concretizzata dopo le ultime elezioni nel Regno Unito del 12 dicembre, che hanno consegnato un’ampia maggioranza a Boris Johnson, il quale ha formalizzato poi l’uscita dall’Ue in Parlamento.

“Nothing is agreed until everything is agreed”, queste le parole che ripeteva Boris Johnson, in sostanza alla ricerca di un accordo su tutto: “Accordo su niente e non c’è accordo su tutto”. Ora si apre ai “mini-deal” cioè la possibilità di avere degli accordi commerciali specifici da poter applicare in tempi rapidi, considerando che il 31 dicembre prossimo il Regno Unito uscirà dall’Ue senza accordo. Infatti secondo i negoziati occorre trovare un accordo commerciale entro il 31 dicembre 2020, per evitare l’hard brexit.

La presidente della Commissione europea ha più volte sottolineato come il tempo a disposizione sia poco, con l’Europa che è a favore dei “mini-deal” per mettere nero su bianco alcune proposte e regolare l’uscita del Regno Unito. Secondo Boris Johnson è possibile trovare un accordo simile a quello raggiunto dall’Europa con il Canada. Il problema è che gli accordi con il Canada hanno avuto bisogno di sette anni di negoziati, un tempo ora non disponibile.

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