Libia, Haftar chiude i terminal di petrolio. Sfida all’Onu

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Il generale Khalifa Haftar ha chiuso i terminal di petrolio in Libia, una mossa a sorpresa che non era prevista in queste modalità. Le trattative per la formazione di un nuovo Governo che potesse unire il Paese erano in atto da giorni, con la conferenza di Berlino che avrebbe dovuto essere il punto di partenza per una nuova democrazia. Secondo quanto riportano i media locali, le milizie fedeli ad Haftar hanno deciso per la chiusura dei pozzi petroliferi, che sono nella zona orientale della Libia, quella controllata dall’esercito del generale. Questa mossa potrebbe a lungo andare portare ad una crisi economica il Governo di Tripoli, che gestisce la Banca centrale, la quale condivideva con Bengasi le risorse ricavate dalla vendita di petrolio. In questo modo potrebbero non arrivare più i dollari a Tripoli per il petrolio, mettendo in difficoltà Al Serraj.

700mila barili in meno al giorno

Sono stati quantificati in 700mila barili di petrolio in meno al giorno, questa la perdita a cui si va incontro con la chiusura dei pozzi petroliferi della zona di Bengasi. A livello economico si tratta di circa 50 milioni di dollari al giorno di indotto che arriva direttamente a Tripoli.

Onu: “Conseguenze devastanti”

A pochi giorni dalla conferenza di Berlino ora l’Onu avverte Haftar che questa decisione potrebbe far cadere le possibilità di accordo con il Governo di Accordo Nazionale di Al Serraj.

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