Pensioni 2020 ultimissime, la proposta di uscita a 64 anni

Proposta di un'uscita a 64 anni con il calcolo contributivo

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Ci sono ancora dubbi sulla riforma delle pensioni che dovrà sostituire Quota 100, alla fine del triennio di sperimentazione, che si concluderà nel 2021, come confermato da diversi esponenti politici (Italia Viva su tutti) e dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Il governo dovrà mettere a punto un nuovo piano pensionistico, per evitare che ci sia uno scalone di cinque anni tra chi usufruirà di Quota 100 e di chi si ritroverà con la Legge Fornero nel 2022. A parlare della riforma delle pensioni del 2020 è la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo: “Dobbiamo superare la legge Fornero, inserendo maggiore flessibilità in uscita dal sistema lavorativo”, queste le parole dell’esponente del Movimento 5 Stelle. Ci saranno incontri tra il Governo e le parti sociali, previsti in più sessioni, con i sindacati che porteranno la loro proposta, che prevede un’uscita a 62 anni. Probabilmente questa proposta non sarà presa in carico dall’attuale maggioranza, a causa degli enormi costi che un’uscita di questo tipo potrebbe provocare.

Uscita a 64 anni dal mondo del lavoro

Una delle ipotesi è quella di dare un’età di uscita flessibile, a partire dai 64 anni di età, come succede già in altri Paesi europei. Ora sono 67 gli anni richiesti per la vecchiaia. In questo caso però si utilizzerebbe interamente il sistema contributivo, che risulta essere più penalizzante per il cittadino rispetto a quello retributivo, come è accaduto con Opzione Donna, che prevedeva la trasformazione dei contributi nel regime contributivo. I costi di Opzione Donna sono stati ridotti, nonostante si sia consentito di andare in pensione a 58 anni alle donne con 35 anni di contributi.

Proprio sul numero di contributi ci sarà lo scontro, con il numero che potrebbe essere sempre di 38, come nel caso di Quota 100, oppure essere abbassato a 36 anni. In questo caso si avrà comunque una penalizzazione economica, con il calcolo contributivo per l’intera fase lavorativa che andrà a penalizzare chi uscirà in anticipo rispetto a chi andrà a 67 anni.

Penalizzazioni fino al 15%

Con il calcolo contributivo si andrà a perdere circa il 15% dell’assegno mensile, ma si manterrà la possibilità di uscire dal mondo del lavoro. Un compromesso che potrà garantire la pensione a chi effettua lavori usuranti ed ha necessità di uscire prima.

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