Confindustria: “Non si può chiudere tutto”. Sindacati verso lo sciopero generale

Confindustria chiede interventi al Governo sul DPCM

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La vicenda del coronavirus e la gestione del Governo, con la chiusura per DPCM di alcune attività (qui la lista definitiva pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale), ha portato allo scontro tra Confindustria e Sindacati, che erano stati sentiti come “parti sociali”. Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha inviato una lettera di due pagine al Governo, con le sue richieste, che sono una sintesi del pensiero delle imprese.

Confindustria ha fatto presente al Governo che non è possibile “chiudere tutto” come inizialmente aveva chiesto ed annunciato il premier Conte: molte attività sono necessarie per il regolare svolgimento di quelle essenziali e questo comporta un’apertura forzata per molte aziende. I sindacati non sono d’accordo ed hanno minacciato uno sciopero generale se ci fossero troppe aziende aperte, senza spiegare, però, quale sarebbe la proposta accettabile.

Il Governo ha ora varato il Decreto con il quale dal 25 marzo alcune attività verranno chiuse e per ora non sono previsti degli scioperi, che metterebbero a rischio anche le attività essenziali ed i beni di prima necessità.

Le richieste di Confindustria

  • Evitare di affidarsi ai Codici Ateco: questi codici vanno bene per le attività commerciale, ma spesso non corrispondono alle attività industriali, che sono “integrate” su diversi codici
  • Autocertificazione: si chiede di dare la possibilità alle aziende di autocertificare l’essenzialità della propria attività, spiegando le ragioni che portano all’apertura della propria impresa
  • Prosecuzione attività funzionali a quelle essenziali, che sono direttamente correlate, anche se non considerate direttamente necessarie
  • Conclusione e consegna degli ordini in corso
  • Dare liquidità alle imprese per evitare fallimenti

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