Pensioni Quota 100, ultime novità 13 agosto: stime sui costi e cosa accadrà dal 2022

Le ultime novità su Quota 100 e le misure dal 2022

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La riforma delle pensioni Quota 100 rimane una delle più discusse degli ultimi anni, in primis per l’elevato costo a livello statale che ogni anno finanzia la misura, con la critica degli oppositori della riforma. Quota 100 è entrata in vigore nel 2018, su richiesta della Lega, che ha usufruito di un disegno legge mai portato in Parlamento che il Partito Democratico aveva studiato per la passata legislatura. Quella misura, dallo stesso nome, prevedeva una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo pensionistico, per cercare di ridurre i costi. Venne poi accantonata per mancanza di coperture, visto che anche solo cinque anni in anticipo, da 67 anni a 62 anni, portano ad un innalzamento dei costi per il bilancio dello Stato non indifferenti.

La Cgil ha stimato nei giorni scorsi i risparmi da Quota 100, che sono stati indicati in 7 miliardi, per una minore richiesta da parte dei lavoratori, rispetto alle stime iniziali del primo governo Conte.

I costi di Quota 100

Questo accade per diversi motivi. In primis ogni persona in pensione avrà diritto a cinque anni in più di mensilità a costo statale, che non avrebbe avuto con la riforma Fornero, che fissa l’età per la pensione a 67 anni, od in alternativa a 63 anni ma con paletti su contributi e reddito.

Inoltre la persona che va in pensione anticipata avrà un “buco” di cinque anni sui contributi versati, quindi un’altra entrata in meno per lo Stato, che si va ad aggiungere ai costi da sostenere per mandare in pensione il lavoratore. In media con un reddito lordo di 25.000 euro i contributi dovuti allo stato sono pari a 8.250 euro, quindi con un anticipo della pensione di 5 anni lo Stato si fa carico di 41 mila euro di contributi mancati.

Di norma la contribuzione previdenziale ordinaria è pari al 33% della retribuzione lorda, di cui il 23,81% è a carico del datore di lavoro e il 9,19% è a carico del lavoratore.

Cosa accade dal 2022

Nel 2021 finirà il triennio di sperimentazione di Quota 100, come già annunciato dal governo Conte, per ultimo dal viceministro Antonio Misiani, che lo ha confermato alcune settimane fa. C’è dunque la necessità per il governo di trovare una misura alternativa alla Legge Fornero, non molto amata dai cittadini e considerata un problema negli anni successivi alla sua applicazione.

Quota 41 per tutti

Una delle possibili soluzioni, che vede favorevoli la Lega e la Cgil, è quella di Quota 41 per tutti (qui un articolo sui requisiti), una riforma delle pensioni che prevede il solo requisito contributivo per poter andare in pensione. Con 41 anni di contributi si potrebbe andare in pensione, aldilà dell’età anagrafica. Già oggi si può andare in pensione con la Legge Fornero con 63 anni di età e 43 anni di contributi, ma con una penalizzazione dell’1% per ogni anno di anticipo a livello anagrafico e con dei paletti sul reddito.

Opzione Donna

Un’altra misura che potrebbe essere resa strutturale dal 2022 è Opzione Donna, che in questi ultimi anni ha funzionato, nonostante il rinnovo annuale, che la vede in scadenza al 31 dicembre 2020. Con questa misura si consente alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 anni di contributi. In questo caso c’è una netta penalizzazione dell’assegno, dovuta alla trasformazione dei contributi da regime retributivo a contributivo, il che la rende anche a “basso costo” per il bilancio dello Stato.

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