Riforma pensioni 2020, come sostituire Quota 100? Ipotesi uscita a 63 anni con limiti alle penali

Il Governo dovrà trovare un accordo per sostituire Quota 100

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Il Governo sta valutando diverse soluzioni per la proposta di nuova riforma delle pensioni da portare avanti nei prossimi mesi, vista la decaduta di Quota 100 nel 2021, come era previsto dalla legge varata dal primo Governo Conte e come confermato dai ministri dell’attuale esecutivo. Alla fine del “triennio di sperimentazione”, così era stato definito, si tornerà alla legge Fornero, qualora non si trovi un accordo su un altro testo di riforma. Le ipotesi sono varie, sicuramente Quota 100 non verrà rinnovata, come hanno ribadito sia il ministro che il viceministro all’Economia negli ultimi mesi.

Quota 41 per tutti dal 2022

Una delle ipotesi sulle quali si discute di più è Quota 41 per tutti, una riforma delle pensioni che già si era ipotizzata durante il primo Governo Conte, ma che in assenza di penalizzazioni dell’assegno potrebbe costare più di Quota 100.

Con Quota 41 per tutti, infatti, basterebbero 41 anni di contributi per andare in pensione anticipata, senza considerare il requisito anagrafico. In questo scenario non è probabile che il testo possa passare, visto che non sarebbe approvato dall’Europa e nel piano di riforme per il Recovery Fund, con dei costi alti per i prossimi anni.

Una delle possibili soluzioni è quella di inserire delle penalizzazioni, come accade oggi con Opzione Donna, molto popolare tra i cittadini, ma che prevede una trasformazione dei contributi retributivi in contributivi, con conseguente calo dell’assegno mensile.

Uscita a 63 anni anagrafici

Un’altra delle ipotesi è quella di consentire la pensione anticipata a chi ha 63 anni di età, a fronte però di una penalizzazione, altrimenti sarebbe come stralciare la riforma Fornero, che fissa la soglia anagrafica a 67 anni di età, prevedendo l’uscita a 63 anni e 41 anni di contributi ma solo con dei paletti sul reddito ed una penalizzazione dell’1% per ogni anno di anticipo. Nella legge Fornero per andare in pensione anticipata occorre avere una pensione 2,8 volte il minimo.

Cesare Damiano, responsabile pensioni per il PD, sostiene che occorre avere una riforma per andare in pensione a 63 anni senza penalizzazioni per le categorie più fragili. Una riforma che ricalca l’Ape Social, già presente per le categorie dei lavori più usuranti, ma non molto amata dalla popolazione.

Damiano propone una penalizzazione del 2% annuo per chi andrà in pensione a 63 anni. Per esempio chi va in pensione a 63 anni con 4 anni di anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla Fornero, andrebbe a essere penalizzato dell’8% complessivo sull’assegno mensile. Una cifra che potrebbe non bastare a rendere sostenibile la riforma, visto che in quei 4 anni mancherebbero alle entrate dello stato anche i contributi del lavoratore.

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