Riforma Pensioni 2021, cosa accade con la crisi di Governo? Cosa sostituirà Quota 100 nel 2022?

Con la crisi di governo si ferma il dibattito sulla riforma delle pensioni

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Con la crisi di governo si è fermato anche il dibattito su Quota 100 e la riforma delle pensioni da portare a termine entro la fine del 2021, considerando la fine del triennio di sperimentazione delle pensioni anticipate Quota 100.

Nel 2019 era entrata in vigore la riforma pensioni Quota 100, che permette di andare in pensione a 62 anni di età e 38 anni di contributi, mentre il 2021 sarà l’ultimo anno con questa possibilità. Dal prossimo anno non ci saranno pensioni anticipate con Quota 100, con esponenti del precedente governo che avevano smentito il rinnovo di Quota 100, iniziando a parlare di possibili nuove riforme pensionistiche.

Lato politico ci sono state delle prese di posizioni della Cgil e del leader della Lega, Matteo Salvini, a favore di un sistema “simile” a Quota 100, con alcune proposte portate avanti nelle ultime settimane.

Alternative a Quota 100

Finora ci sono state diverse idee lanciate mezzo stampa per la sostituzione di Quota 100. Alcune riguardano il potenziamento di misure pensionistiche che sono già nel sistema, come Opzione Donna e Ape Social, una soluzione che potrebbe non convincere la maggior parte degli elettori, che ha apprezzato Quota 100, per l’abbassamento dell’età pensionabile da 67 anni a 62 anni. La Legge Fornero tornerà in vigore dal 2022 se non verranno approvate nuove riforme pensionistiche, facendo tornare centrale il dibattito sulle pensioni, considerando che la maggioranza della popolazione non ha buoni giudizi su quella riforma votata dal governo Monti.

Ape Social

La resa strutturale della riforma Ape Social è una delle proposte che è arrivata negli ultimi mesi, che vada ad allargare la platea dei lavori “gravosi” per l’anticipo pensionistico. Con questa riforma sarebbe possibile andare in pensione a 63 anni di età, ma con una penalizzazione per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni di età, previsti dalla legge Fornero.

Opzione Donna

Un’altra delle riforme che sono attualmente disponibili e che potrebbero diventare strutturali è quella di Opzione Donna, molto apprezzata ed utilizzata negli ultimi anni, con anche l’istituzione di alcune associazione, come il CODS (Comitato Opzione Donna Social), che con Orietta Armiliato chiede da anni la resa strutturale.

Con Opzione Donna le lavoratrici possono andare in pensione a 58 anni (59 anni per le autonome) e 35 anni di contributi, ma a fronte di una penalizzazione, dovuta alla trasformazione dei contributi dal regime retributivo a contributivo.

Quota 41 per tutti

Una delle riforme delle quali si è parlato di più è Quota 41 per tutti, citata anche da Salvini e dai sindacati. Attualmente è in vigore Quota 41 precoci, che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi per chi ha 12 mesi di contributi registrati prima dei 19 anni.

Quota 41 per tutti darebbe la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Questa misura è considerata più costosa di Quota 100, motivo per il quale è difficile una sua approvazione senza l’introduzione di una percentuale di penalizzazione per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla Legge Fornero.

Quota 102

Quota 102 è una riforma delle pensioni della quale si è parlato in sostituzione di Quota 100. Consentirebbe di andare in pensione a 64 anni di età con 38 anni di contributi. Un innalzamento dell’età pensionabile rispetto a quella attuale di Quota 100. Una sorta di compromesso rispetto alla legge Fornero, che prevederebbe uno scaglione di 5 anni per chi si troverà senza Quota 100 dal 2022.

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