Riforma Pensioni 2021, cosa farà Draghi con Quota 100? Salvini per la conferma. Tutte le ipotesi

Draghi dovrà affrontare anche il tema delle pensioni

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Con l’incarico all’ex presidente della Bce, Mario Draghi, si dovranno affrontare anche i temi legati alla riforma delle pensioni, con Quota 100 in scadenza alla fine dell’anno. Dal prossimo anno rientrerà in vigore la legge Fornero, molto discussa dagli italiani e divenuta impopolare negli ultimi 5 anni.

Quota 100 era stata apprezzata dai cittadini, per la possibilità di avere la pensione anticipata a 62 anni e 38 anni di contributi, ma a fronte di una spesa per lo Stato di circa 4 miliardi ogni anno, che poi si vanno a sommare per l’effetto “trascinamento”. Era stato stimato un costo di quasi 30 miliardi al 2028.

Mario Draghi dovrà sentire le varie forze politiche per giungere ad una conclusione e mettere mano alla riforma delle pensioni dal 2022. Non è chiaro quale possa essere l’alternativa a Quota 100, con Salvini che chiede la conferma della misura, per “non tornare alla Fornero”.

Le possibilità per la riforma pensioni

Ci sono diverse possibilità che Mario Draghi potrebbe attuare per evitare il ritorno della legge Fornero, con molti cittadini che avranno uno “scaglione” di 5 anni dal prossimo anno, visto che l’età pensionabile passerà dai 62 anni di oggi ai 67 anni della riforma Fornero.

Quota 100 con penalizzazioni

Una delle possibilità è quella di confermare Quota 100 ma con delle penalizzazioni economiche per chi dovesse ottenere la pensione ancitipata. Si ipotizza un 2-3% per ogni anno di anticipo della pensione.

Per esempio una persona che va in pensione a 62 anni, con 5 anni di anticipo, avrà una penalizzazione sull’assegno mensile da 10-15%. Quindi un assegno di 1000 euro passerebbe a 850 euro mensili.

Ape Social allargata

Altrimenti è possibile allargare l’Ape Social, che attualmente consente di andare in pensione a 63 anni per chi svolge i lavori “gravosi”. Possibile aumentare la platea che può accedere alla misura, che ha già delle penalizzazioni, visto che i contributi retributivi vengono trasformati in contributivo

Opzione Donna

La riforma Opzione Donna che è stata apprezzata negli ultimi anni potrebbe diventare strutturale. Con Opzione Donna le lavoratrici possono andare in pensione a 58 anni di età e 35 anni di contributi. Anche in questo caso c’è un ricalcolo dell’assegno mensile andando a trasformare i contributi retributivi in contributivi. Il costo per lo Stato è stato esiguo, meno di un miliardo e questo consentirebbe l’approvazione.

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