Riforma Pensioni 2021, come verrà cambiata Quota 100? Si ipotizza Quota 41 per tutti, con penalizzazioni

Quota 100 andrà sostituita nel 2022 con un'altra misura di pensione anticipata

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Col nuovo governo Draghi si è iniziato nuovamente a parlare della riforma delle pensioni del 2021, che dovrà andare a sostituire Quota 100, in scadenza quest’anno dopo un triennio di sperimentazione.

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, appena incaricato, dovrà affrontare il problema della nuova riforma delle pensioni, che possa andare a sostituire anche la Legge Fornero, che tornerà in vigore dal prossimo anno. Molti cittadini potrebbero rimanere nello scalone di cinque anni a causa del passaggio da Quota 100 alla Legge Fornero, cioè da un’età anagrafica richiesta di 62 anni a 67 anni.

Ci sono diverse alternative che si stanno valutando per sostituire Quota 100 dal prossimo anno, con delle soluzioni che sono già in essere, come Ape Social e Opzione Donna. Queste due misure erano completamentari a Quota 100 e potrebbero rimanere in maniera strutturale, considerando i bassi costi per lo Stato che ne derivano.

Ape Social

Con l’Ape Social è possibile andare in pensione anticipata a 63 anni di età, per chi svolge i lavori considerati “usuranti”. La platea alla quale si rivolge è ridotta, considerando che la maggior parte dei lavoratori non rientra in questa categoria. Anche per questo è ancora necessaria una riforma delle pensioni, per evitare nuove polemiche con il ritorno della Legge Fornero.

Opzione Donna

Opzione Donna è uno degli strumenti di pensione anticipata che sono stati maggiormente apprezzati negli ultimi anni, con anche la creazione di gruppi su Facebook organizzati, come il CODS (Comitato Opzione Donna Social) di Orietta Armiliato, che da anni chiede la resa strutturale della misura. Per andare in pensione con Opzione Donna occorronno 58 anni di età (59 anni se autonome) e 35 anni di contributi.

I costi per il bilancio dello Stato sono ridotti, intorno al miliardo di euro all’anno, grazie alla trasformazione dei contributi dal regime retributivo a quello contributivo. Questo comporta una considerevole penalizzazione nell’assegno mensile, ma nonostante questo molte lavoratrici hanno voluto approfittare di Opzione Donna.

Quota 41 per tutti

Nelle ultime settimane si sta parlando con più vigore di Quota 41 per tutti, con la Lega che ha già presentato un decreto Legge nel mese di gennaio, dove viene indicata una riforma delle pensioni con trasformazione dei contributi da regime retributivo in contributivo.

La Lega, con Claudio Durigon, ha presentato lo scorso 11 gennaio il decreto 2855, il quale è così descritto: “sostituire integralmente le regole introdotte dalla Riforma Fornero, prevedendo, dal 2022, un nuovo e unico requisito contributivo pari a 41 anni di contributi per tutti“.

Questo comporterà una perdita sull’assegno mensile, che potrebbe rendere sostenibile a livello finanziario la misura rispetto a Quota 100.

Con Quota 41 per tutti si potrebbe andare in pensione con 41 anni di contributi, senza considerare il requisito anagrafico. Con Quota 100 bastavano 38 anni di contributi, quindi si tratterebbe di un innalzamento di tre anni, ma togliendo il requisito legato ai 62 anni di età.

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