Riforma Pensioni 2021, arriva lo stop ufficiale a Quota 100. Rischio ritorno ai 67 anni per il pensionamento

Dal 2022 si dovranno attendere i 67 anni di età della legge Fornero

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L’annuncio è arrivato da poche ore direttamente da Palazzo Chigi, durante la definizione del Recovery Plan da presentare a Bruxelles. Quota 100 non verrà rinnovata e si tornerà alla soglia di pensionamento fissata dalla Legge Fornero a 67 anni dal 2022. Questa la posizione attuale del Governo, che ha parlato di nuova riforma delle pensioni destinata esclusivamente a chi opera in contesti “gravosi”.

Nessuno spazio per il pensionamento anticipato per ora sulla linea di Quota 100, che apriva la strada per tutti i lavoratori con 62 anni di età e 38 di contributi.

Si rischia così la creazione di uno scalone di 5 anni per il passaggio da Quota 100 alla riforma Fornero: chi avrà 62 anni di età dal prossimo anno (ed avrebbe utilizzato Quota 100) dovrà attendere i 67 anni di età previsti dalla precedente legge.

Le alternative a Quota 100

Rimangono in piedi alcune alternative a Quota 100, proposte negli ultimi mesi da sindacati e partiti politici, in primis la Lega, la quale ha depositato un disegno di legge per Quota 41 per tutti.

Quota 41 per tutti

Una delle prime proposte che sono arrivate dai partiti è stata quella di estendere l’attuale Quota 41 precoci, destinata ai lavoratori con 41 anni di contributi e 12 mesi di lavoro prima dei 19 anni, a tutti gli altri lavoratori. In questo modo si toglierebbe il vincolo dell’età anagrafica per andare in pensione, mantenendo i 41 anni di contributi richiesti per il pre-pensionamento.

Nella proposta di legge si parla anche di penalizzazioni economiche, a differenza di quanto accadeva con Quota 100. Questo per evitare di vedere un alto numero di costi per lo Stato come avvenuto nel triennio di sperimentazione di Quota 100.

Chi volesse andare in pensione anticipata con Quota 41 andrebbe incontro ad una penalizzazione di circa il 3-5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni di età anagrafica richiesti dalla riforma Fornero. Una misura simile ad Opzione Donna, che vede la trasformazione dei contributi da regime retributivo a quello contributivo, con conseguente taglio dell’assegno mensile. Così facendo i costi annuali per mantenere la riforma e renderla strutturale si andrebbero a compensare con le penalizzazioni, facilitando anche il via libera da parte di Bruxelles.

Ape Social

La riforma delle pensioni Ape Social è in vigore da diversi anni e presumibilmente sarà l’unica che rimarrà a disposizione dei lavoratori. Si va ad occupare dei lavori considerati “gravosi”, consentendo un anticipo pensionistico dai 63 anni.

Non è stata molto utilizzata negli ultimi anni, se confrontata ai numeri di uscite pensionistiche avvenute con Quota 100.

Opzione Donna

Questa riforma delle pensioni dedicata alle lavoratrici potrebbe diventare strutturale dal 2022, dando la possibilità alle donne con 58 anni di età e 35 di contributi di andare in pensione anticipata. Questa è una delle misure più popolari in ambito pensioni degli ultimi anni, con la creazione anche di comitati, come il CODS (Comitato Opzione Donna Social) di Orietta Armiliato, che da anni su Facebook chiede ogni anno la proroga della misura e la resa strutturale.

I costi per il bilancio dello Stato in questo caso vengono in gran parte compensati dalle penalizzazioni che ci sono per chi aderisce alla misura.

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